La Val Lapisina che collega Vittorio Veneto al Bellunese, è stata letteralmente devastata da cave e piloni. Lo scempio autostradale è evidente. Basta percorrere la strada per rendersi conto dell'impatto, a suo tempo sottostimato dagli Amministratori regionali e comunali....,  del progetto tutto basato su piloni sovraelevati. Quella che è meno appariscente, ma altrettanto in-sostenibile è la realtà delle cave. 
E' in corso in questi mesi ( estate 2026) una mobilitazione popolare contro il progetto di ripristino di una vecchia cava dismessa, da parte dell'azienda Grigolin.
E' invece attiva in in continua espansione la cava di Col delle Vi che ha una storia alle spalle di lotte e di soprusi. 
Pubblichiamo qui, tratto dall'Archivio BFDR, un importante studio utile sia per la Memoria storica del territorio, che come monito ai rischi sempre vivi della sopraffazione capitalistica delle risorse naturali nel nostro territorio.


IL DOCUMENTO DEL WWF DEL 1992 SULLA CAVA COL DELLE VI 
Il 15 febbraio 1991, viene presentato alla Regione Veneto da parte del Sindaco di Farra d'Alpago il progetto per la richiesta di esercizio di una cava di detrito. L'area interessata all'escavazione è situata in Comune di Farra d'Alpago, in prossimità della Sella di Fadalto, in località Pinei tra il Col delle Vi e il Col Brustolade. L'autorizzazione alla coltivazione della cava viene concessa con DGR il 24 gennaio 1992. Nel gennaio 1992 partono quindi le mobiltazioni contro la cava, organizzate in particolare dal Comitato Fadalto.

Il Comitato Fadalto e il WWF Delegazione Veneto redigono nel maggio 1992 il dossier "Col delle Vi: da ambito naturalistico di livello regionale a cava e discarica - Analisi ambientale e normativa a cura di Luigi Ghedin WWF".