Pubblichiamo l'articolo di Gigi Bettoli per Storia Storie Pordenone, in merito alla grande manifestazione per la Palestina svoltasi a Udine il 14 ottobre e in particolare al comportamento delle forze “dell’ordine” e di quelle della cosiddetta “informazione”.

Da Verona ad Udine. A proposito degli effetti della militarizzazione sulle forze “dell’ordine” e sull’informazione 
di Gigi Bettoli - 15 ottobre 2025

Faccio subito una premessa metodologica, visto che scrivo questo articolo in un sito storiografico [Storia Storie Pordenone] con la pretesa della massima correttezza “scientifica” possibile. E non sto a citare poderosi testi di grandi storici, ma quello di un letterato.

Stendhal, all’inizio della “Certosa di Parma”, descrive in modo insuperabile come, nel vasto scenario della battaglia di Waterloo, ogni singolo partecipante abbia una visione (quando va bene) limitata al suo quadrante di osservazione, per cui ognuno capisce quello che può degli avvenimenti complessivi. Certamente questo vale anche per la giornata di ieri [14 ottobre], con la grande manifestazione per la Palestina svoltasi ad Udine. Forse la prima a carattere nazionale tenutasi nel capoluogo friulano, adunate degli alpini a parte (ai quali si fanno notoriamente sconto di bevute pantagrueliche e conseguenti comportamenti disdicevoli).

Quello che è successo ieri è stato tanto notevole sia per la vasta partecipazione popolare, che per analizzare il comportamento, ormai consolidato, delle forze “dell’ordine” (meglio sarebbe dire “della repressione”) e di quelle della cosiddetta “informazione”.

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Da ore i mass media facevano terrorismo.

Il telegiornale Rai pomeridiano descriveva la città come un deserto postatomico. Ma, mentre ci si recava all’appuntamento per il corteo, si poteva notare che il centro di Udine era popolato da persone non inferiori al solito, pur essendoci alcuni negozi e locali chiusi.

Durante il corteo, pacifico e colorato, già prima di arrivare in piazza capitava che vari partecipanti fossero raggiunti da telefonate di parenti, amici e conoscenti, che chiedevano cosa succedeva, visto che sui vari media si favoleggiava di una guerriglia urbana che stava solo nella testa degli speakers.

Vari testimoni, indipendenti gli uni dagli altri, hanno individuato in quel settore marginale che ha cercato di forzare i cordoni di polizia in direzione dello stadio soprattutto giovani e giovanissimi. A parte l’uso – ad esempio – di qualche petardo rumoroso
(ma ai ragazzi a scuola vengono presentate le possibilità di arruolamento nelle forze armate, mica le tecniche di confronto nonviolento!) 
le violenze si sono scatenate, in forma esagerata, unilateralmente da parte dei poliziotti e carabinieri, con l’uso di idranti
(spiego per chi non ha fatto il vigile del fuoco: non ti bagnano solamente, ma ti danno delle grandi botte, a causa delle alte atmosfere dei getti) 
e l’inseguimento attraverso tutta la città, coinvolgendo pacifici manifestanti e passanti. Sarebbe bastato, invece, che il cordone di polizia arretrasse gradualmente di fronte alla pressione, e visti i lunghi chilometri da percorrere fino allo stadio, tutto sarebbe finito in gloria senza altre conseguenze.

Tra le tante conseguenze, invece, c’è stata la pioggia di lacrimogeni, che ha colpito persone pacifiche e ne ha gasate (non si tratta solo di lacrimogeni, ma di gas irritanti e soffocanti, con chissà quali conseguenze cliniche) ancor di più.

Nel frattempo, i giornalisti fantasticavano, ben nascosti da una parte sola (la polizia ed i carabinieri). Chissà perché non stavano anche in mezzo alle migliaia di manifestanti pacifici, e perché poi non ci si è preoccupati di far parlare gli organizzatori della manifestazione. Embedded, come si usa dire dalla prima Guerra del Golfo.

E visto che si parla di giornalisti feriti, ci mettiamo anche la nostra redattrice Bianca Minigutti, presidente dell’ANPI dello Spilimberghese, colpita da un lacrimogeno al piede, e per di più gasata nel parcheggio sotterraneo dove andava a riprendersi l’auto.

In sintesi: tutto o quasi quello che è stato scritto sui giornali e pronunciato nelle radiotelevisioni è falso, o almeno assai parziale. E ciò non è casuale, e neppure limitabile ai comportamenti autoritari della coalizione governativa di destra, ma frutto in una sistematica omologazione e militarizzazione di organismi cruciali per il controllo della popolazione.

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Iniziamo col ricordare che

Gli artt. 1014 e 678 del D. Lgs. 66/2010 prevedono la riserva dei posti in favore dei volontari nelle assunzioni presso le Pubbliche Amministrazioni nella misura del 30%, (20% per gli agenti di polizia locale) mentre la percentuale di riserva nei concorsi banditi dal Ministero della Difesa è del 50% [Nota 1]

Chi era al governo nel 1990? Si trattava dell’Andreotti VII, un quadripartito costituito da Dc, Psi, Psdi e Pli. Presidente della Repubblica era Francesco Cossiga, passato a chiara fama anche per aver affossato autoritariamente la nuova legge sull’obiezione di coscienza, votata a grande maggioranza dal Parlamento.

Più nello specifico, per la Polizia di Stato, notiamo che il concorso pubblicato proprio oggi prevede percentuali riservate agli ex militari ancora superiori:

Viene pubblicato il decreto del Capo della Polizia – Direttore generale della pubblica sicurezza del 6 ottobre 2025 con il quale è stato disposto l’ampliamento dei posti a concorso da 4617 a 5317 unità, ripartite nelle seguenti aliquote:
a) 3.117 posti aperti ai cittadini provenienti dalla vita civile;
b) 2.159 posti riservati ai volontari in ferma prefissata delle Forze armate;
c) 41 posti riservati ai candidati in possesso dell’attestato di bilinguismo (lingue italiana e tedesca). [Nota 2]

Provvedimenti di questo genere, per cui la formazione di poliziotti & c. è fatta in gran parte sulla base dell’esperienza militare (cioè nulla che possa riguardare l’attività investigativa, mentre in compenso l’orientamento all’uso della violenza è prevalente), si sono accompagnati ad altri episodi di militarizzazione.

Come l’istituzione nel marzo 2000 dei Carabinieri a quarta arma dello Stato, a fianco di Esercito, Marina ed Aviazione militari. Che senso ha dare quest’autonomia ad un corpo in minor partis di polizia militare, e per il resto costituente una polizia del territorio con compiti essenzialmente civili? Ad aver avuto questa pensata è stato il Presidente del Consiglio di centrosinistra Massimo D’Alema, quello che ha fatto partecipare l’Italia al bombardamento della Serbia l’anno precedente.

Dagli ex compagni ci guardi Iddio…

In compenso, il suo compagno di partito Matteo Renzi nel 2016, ha implementato il processo di militarizzazione, facendo confluire il Corpo (civile) Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri.

La stessa costruzione della Polizia Locale, che ha svuotato le strade dei necessari vigili urbani, per creare un altro organismo di polizia concorrente con tutti gli altri, e l’uso indiscriminato di un’arma letale come il taser, va nella stessa direzione. Meno presidio del territorio, e più violenza.

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La vicenda veronese della notte precedente illumina i risultati mortiferi di queste scelte reazionarie, che vanno in senso opposto alla riforma e smilitarizzazione della Polizia degli anni ‘70.

Di fronte a tre persone disperate, private della loro azienda agricola e della casa di abitazione, invece di fare opera di mediazione sociale
(ad esempio: il Comune poteva acquisire l’azienda in svendita giudiziaria, e poi riaffittarla ai tre contadini… ma chi glielo spiega ad un Procuratore della Repubblica noto a Pordenone, soprattutto per il suo protagonismo massmediologico, durante il suo breve momento di gloria a Tangentopoli? ), 
si è deciso di mandare un reparto speciale di 30 agenti alle 3 di notte. Anche nei films polizieschi, a questo punto, c’è un investigatore che punta sulla trattativa e chiede di rimandare a casa i botoli ringhiosi, che fanno solo casino. Come ha detto un anziano ex carabiniere, una totale mancanza di professionalità.

Che dire? E’ quella mancanza di professionalità che vediamo ogni settimana, con i reparti “mobili” di polizia e carabinieri che si azzuffano fuori degli stadi con gli ultras. E noi dobbiamo continuare a pagare le tasse per mantenere queste bande di teppisti in divisa? Come diceva un capo operaio torinese eletto dal socialisti al Parlamento nel 1919,
“sciogliete la Guardia Regia!”.


Post scriptum.

Ho letto anche dichiarazioni come quella degli esponenti udinesi di Avs, che parlano addirittura di fascisti infiltrati.

Premesso che infiltrati ce ne sono sempre, e poi si scopre che sono di quelle forze del (dis)ordine come i servizi segreti, che hanno partecipato a tutte o quasi le stragi italiane, non credo ci si possa permettere di ripetere l’errore degli anni ‘70, che ha portato la sinistra ed il sindacato a non dialogare con le giovani generazioni, con conseguenze nefaste. Giovani che sono tutt’altro che qualunquisti, ma sono sensibili e molto, molto arrabbiati. Forse è il caso di cercare di capire, e di non generalizzare giudizi moralistici oppure esagerare reazioni, talvolta forse inadeguate, ma anche comprensibili.

NOTE

1 https://www.difesa.it/sgd-dna/staff/dg/reparti/i/uffcollocamentocongedati/faq-frequently-asked-questions/32930.html, punto 2.

2 https://www.inpa.gov.it/bandi-e-avvisi/dettaglio-bando-avviso/?concorso_id=ce1bc8020e194cdc88af5ab2d377e69d.

Fonte: Storia Storie Pordenone