Martedì 15 aprile alle ore 21:00
presso il Cinema Multisala Verdi di Vittorio Veneto
l’Associazione Cinema e Ambiente ricorda l’80° della Liberazione
con la proiezione del documentario

FIUME O MORTE!
Croazia, 2025, 112 min.
con la presenza in sala del regista Igor Bezinović



Le vicende ricostruite da Bezinović risalgono al biennio 1919-20 e alla cosiddetta “Impresa di Fiume” capeggiata da Gabriele D’Annunzio. Il motivo per cui Fiume o morte! viene proposto nella ricorrenza dell’80° della Liberazione ha a che fare con la sempre più urgente riflessione sulle modalità con cui viene costruita la “memoria”, su quanto spesso sia inaffidabile e su come in realtà sia una costruzione sociale. Per questo, il lavoro di Igor Bezinović è prezioso, perché compie un’investigazione su ciò che oggi rimane della memoria collettiva di un’esperienza, e traccia attraverso di essa e nelle diverse opinioni raccolte, una mappa viva della storia, necessaria per tutte le storie.

Per chi non la conosca, la storia è questa: Il 12 settembre 1919, un drappello di circa trecento soldati sotto la guida di D'Annunzio entra nella città portuale nord-adriatica di Fiume/Rijeka, con l'intento di annetterla all'Italia. Nel corso dei 16 mesi successivi, durante quello che viene considerato uno dei più singolari assedi di tutti i tempi, la sezione fotografica ufficiale, promossa da D’Annunzio, cattura oltre 10.000 immagini.

Un secolo dopo, componendo in modo originale le immagini d’archivio dell’epoca e le ricostruzioni che vedono come protagonisti gli attuali abitanti della città, il regista fiumano Igor Bezinović fa rivivere nello spazio pubblico della moderna Rijeka un periodo in cui la città ha vissuto degli eventi inaspettati.

Combinando filmati d'archivio, intermezzi documentaristici, interviste con i membri del cast e ricostruzioni cinematografiche che catturano lo spirito dell'epoca, Fiume o morte! affronta le visioni ultranazionaliste che sostenevano le azioni di D'Annunzio. Lontano, però, dall’essere una lezione di storia convenzionale, il docufilm di Igor Bezinović documenta con accuratezza e una buona dose di ironia, la rappresentazione popolare degli abitanti di Fiume/Rijeka, che portano in scena una controversa pagina della loro storia attraverso una grande performance, con i loro volti e le loro voci, che parlano nel loro dialetto fiumano, creando un effetto straniante che funziona alla perfezione.


La genialità di Fiume o morte! non sta solo nel modo in cui è realizzato, risiede soprattutto nella costruzione di una forma - nel nostro caso cinematografica - di rivendicazione, riappropriazione e ricostruzione  della propria identità da parte di un popolo, attraverso il confronto critico con il proprio passato.



Fiume o morte! Ha ricevuto due Premi all’ International Film Festival di Rotterdam 2025: il Tiger Award e il FIPRESCI Award.

Questa è la motivazione della Tiger Jury per l’assegnazione del premio:

“In un’epoca segnata dalla crescita dell’ultra-nazionalismo nel contesto europeo contemporaneo, il film affronta il passato in modo giocoso, non come un capitolo chiuso, ma come una realtà vivente. Se non ci confrontiamo con il passato come parte del nostro presente, esso continuerà a ripresentarsi in modi che non solo rappresentano un monito per il futuro, ma mettono anche a rischio la possibilità stessa di una convivenza equa e di un’esistenza vivibile non solo per coloro che hanno il potere di affermarsi.”



IL REGISTA


Igor Bezinović è nato a Rijeka, che oggi fa parte della Croazia, ma che all'epoca apparteneva alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, e prima ancora in parte al Regno d’Italia e in parte al Regno di Jugoslavia, prima ancora allo Stato Libero di Fiume, e prima ancora alla Reggenza Italiana del Carnaro, e ancora prima all’Impero Austro-Ungarico, e prima ancora …
Tra i suoi film The Blockade (Premio Oktavijan per il miglior documentario croato nel 2012), Veruda (Premio Oktavijan per il miglior documentario croato nel 2015) e A Brief Excursion (Premio Big Golden Arena per il miglior lungometraggio croato nel 2017), oltre a numerosi cortometraggi di ogni genere e forma. Le sue opere sono state presentate a livello internazionale.


ALCUNE RIFLESSIONI DI IGOR BEZINOVIĆ

Credo che si potrebbe scrivere un libro fantastico sulle somiglianze tra D’Annunzio e i populisti di destra contemporanei in Europa e altrove: la sua macchina propagandistica, le sue "fake news", il suo odio aristocratico per la democrazia, il modo in cui celava i suoi finanziatori capitalisti, il suo bellicismo... Tutto ciò è, purtroppo, molto evidente nella politica contemporanea. Penso che D'Annunzio credesse davvero che il suo carisma potesse cambiare la politica di Fiume, dell’Italia e del mondo. Come se non fosse consapevole che, senza la protezione dell'esercito regolare italiano e senza il finanziamento dei suoi colleghi capitalisti, la sua azione sarebbe finita molto prima. Credeva che il suo potere derivasse direttamente dal suo carisma, il che mi pare ridicolo.

D'Annunzio sta vivendo una rinascita... Una rinascita delle sue idee e anche delle sue azioni, che vengono celebrate. Quella statua è stata eretta nel centenario dell'occupazione di Fiume. Giorgia Meloni, oggi Primo Ministro italiano, è stata fotografata davanti ad essa e all'epoca scrisse su Twitter che l'inaugurazione della statua "nel centenario dell'impresa di Fiume è un'iniziativa estremamente importante perché rende onore alla memoria di un grande italiano che ha segnato la storia nazionale". In precedenza, aveva lodato D'Annunzio per come "con coraggio e audacia compì l'impresa di Fiume", affermando che "non ha nulla da invidiare a un qualunque Che Guevara, che pure tanti giovani amano indossare sulle loro magliette".

Dal punto di vista politico, ho sempre saputo che stavo facendo un film su un'occupazione — non su una "rivoluzione", un’"impresa" o un’"avventura", come alcuni la chiamano. In italiano c'è differenza tra "l'occupazione di Fiume" e "l'impresa di Fiume". Volevo presentare l'episodio come una "pagliacciata narcisistica", come la definì Pasolini*. Concettualmente, sapevo che volevo fare un film sulla mia città, non un documentario biografico su D’Annunzio. Sapevo che volevo coinvolgere i miei concittadini, così che il focus fosse su di loro, e in parte su di me — non su D’Annunzio. Sapevo anche che volevo basare tutto il più possibile su filmati d'archivio e fotografie, collaborando con molti storici sia dal lato italiano che da quello croato del confine, oltre che a livello internazionale. Infine, sapevo di voler raccontare una storia cronologica. Leggendo così tanti fatti contrastanti e confusi sull'occupazione, sentivo un forte bisogno personale di mettere in ordine cronologico gli eventi e presentare una storia che i miei concittadini sarebbero stati in grado di raccontare nuovamente in futuro.


Nota

* (Qui sotto, l'estratto dell'articolo in cui Pier Paolo Pasolini esprime il suo giudizio su D'Annunzio e la sua "impresa di Fiume". Oggetto dell’articolo era l'inaugurazione a Ronchi dei Legionari (GO) di un monumento a Gabriele D’annunzio, il 30 ottobre 1960.)

«D’Annunzio è stato un pessimo poeta, oltre che un pessimo cittadino. Io, per esempio, non sono del tutto d’accordo con gli intellettuali friulani e triestini che hanno scisso il D’Annunzio poeta e combattente dal D’Annunzio legionario e prefascista. Il D’Annunzio è uno. La sua importanza letteraria è soltanto negativa, e così la sua importanza nel costume e nella storia. Egli rappresenta e esprime l’Italia nel suo momento involutivo: nel momento cioè in cui il Risorgimento ha mostrato i suoi limiti, la sua vera essenza di rivolta aristocratica, il suo liberalismo apocrifo (cfr. Gramsci), e la nuova classe borghese è cominciata a diventare quello che è: una mostruosa riserva di egoismo, di conformismo, di paura, di mistificazione, di ristrettezza mentale, di provincialismo.

D’Annunzio è il tipico rappresentante dell’eterno classicismo servile e evasivo italiano, che assumeva in lui forme di decadentismo provinciale; e, a causa del suo immanente e superficiale irrazionalismo – tipico anch’esso – sfociava spesso nell’azione: la quale azione non poteva essere che retorica e sostanzialmente conformista, malgrado gli aspetti di clamoroso anti-conformismo. L’impresa di Fiume è stata una pagliacciata narcisistica. I poveri, onesti nazionalisti friulani ne sono delle ingenue vittime».

Pier Paolo Pasolini