Ricerche, studi, percorsi
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Dall’introduzione di Giuseppe Ferraro
Il Dottor Pfeiffer domandò un giorno a Rudolf Steiner: “Dottore, esistono realmente le forze eteriche, c’è un reagente per evidenziarle?” e Rudolf Steiner rispose: “Sì, provi a studiare i cristalli”.
Questo il dialogo che, si racconta, diede l’impulso a Pfeiffer per indagare e sviluppare il test della cristallizzazione sensibile. Nelle intenzioni di Pfeiffer doveva essere uno strumento per allenare l’occhio a cogliere le forze vitali o eteriche che ci sono nella natura e negli esseri viventi. L’intenzione è stata poco valorizzata e la cristallizzazione sensibile divenne uno strumento di indagine qualitativa.
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Per ottenere le immagini della cristallizzazione sensibile si versa in una capsula di vetro del diametro di 10 cm (altrimenti chiamata vetrino o piastrina), una certa quantità di cloruro di rame più una nota quantità del campione da analizzare. Si pone la capsula nella cabina di cristallizzazione dove l’acqua evaporerà e la cristallizzazione avrà luogo. Al termine del processo il risultato sarà la formazione di una immagine tipica che esprime la vitalità del campione.
Da buona prassi di laboratorio, in parallelo e in un altra capsula, si esegue un altra cristallizzazione che riguarda solo la soluzione di cloruro di rame. Questa sarà l’immagine di controllo, che servirà a capire se il processo si è svolto correttamente e quindi se l’immagine del campione esprime vitalità o meno.