Copertina di Our Daily Bread
Categoria: Cineteca/Dvd
Editore: Wanted Cinema
Anno: 2005
Note: Il film mostra, senza commentare, i luoghi in cui il cibo viene prodotto in Europa: spazi monumentali, paesaggi surreali dai suoni bizzarri e un freddo e sterile ambiente industriale

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Scheda

Titolo originale: Unser täglich Brot
Austria, 2005, 92', colore

Our Daily Bread (Il nostro pane quotidiano) mostra i luoghi in cui il cibo è prodotto in Europa: paesaggi surreali “plastificati” e ottimizzati per il passaggio di trattori e l’utilizzo di macchinari agricoli, stanze sterili all’interno di edifici progettati per assicurare efficienza logistica, macchine che richiedono materiali uniformi per assicurare regolarità. In questi luoghi la presenza dell’'uomo è minima, ridotta a svolgere la mansioni che le macchine non sono ancora in grado di compiere. Con uno sguardo che mescola fascinazione e orrore, Our Daily Bread è anche una metafora dei valori dell’'odierna società: una società che gode della sovrabbondanza prodotta in maniera veloce, semplice e seriale da pochi gruppi di lavoratori specializzati.

Al ritmo dei nastri trasportatori e a quello di macchine gigantesche, il film mostra, senza commentare, i luoghi in cui il cibo viene prodotto in Europa: spazi monumentali, paesaggi surreali e dai suoni bizzarri e un freddo, sterile ambiente industriale che lascia ben poco spazio all’individualità dei lavoratori. Our Daily Bread è un banchetto su grande schermo non sempre facile da digerire, ma al quale tutti prendiamo parte.



“E’ irrilevante per questo film se una società che produce pulcini si trovi in Austria, Spagna o Polonia, o quanti suini siano trattati ogni anno nel grande macello mostrato nel film. A mio parere questo è il compito dei giornalisti e della televisione, non di un lungometraggio. Penso anche che quando le informazioni mi vengono servite col cucchiaino le cose siano rese troppo semplici per me come spettatore. Tutto ciò brevemente mi commuove, mi fa indignare, ma poi può essere messo rapidamente in prospettiva, e funziona come tutte le altre notizie sensazionalistiche che ci bombardano ogni giorno, perché questo genere di cose fa vendere giornali ma attutisce la nostra percezione del mondo. In questo film è permesso uno sguardo dietro le strutture, viene fornito il tempo necessario per assorbire suoni e immagini, ed è possibile pensare al mondo dove si producono i nostri prodotti alimentari di base, un mondo che è normalmente ignorato.” (Nikolaus Geyrhalter)




"Visitando 20 fabbriche del cibo, Nikolaus Geyrhalter ci sottopone le torture e il calvario che subiscono gli animali: pulcini sparati, maiali evirati, mucche punite con sadismo, lager di buoi, galline incarcerate, pesci in ammasso, verdure allevate con pesticidi, luci artificiali, per arrivare al fast food. Non bisogna essere vegetariani, ma un po' panteisti, per soffrire di questa muta denuncia in cui i rumori delle macchine e dei nastri s'uniscono alla silenziosa disumanità degli uomini nella mostruosa catena di montaggio. Altro che spaghetti pollo insalatina alla Bongusto, qui siamo a un'industria alimentare che ha perso legami con l'universo, in funzione solo del plusvalore: mangiamo pure una fettina di vitello al burro, ma con salvia e senso di colpa." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 16.02.2007)

Data di modifica: 30 Novembre -0001

Autori

Geyrhalter Nikolaus