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Biologo marino statunitense (1917-2012), questa edizione del saggio del 1986, con nuova introduzione dell'autore, rimane molto utile per capire i processi produttivi e il loro impatto sull’ambiente vede il nocciolo del problema nel fatto che i processi naturali si svolgono secondo circoli che si conchiudono e poi ricominciano, mentre le tecnologie utilizzano in prevalenza processi lineari che producono accumuli e disequilibri.
Con “Il cerchio da chiudere” Commoner ci ha chiaramente spiegato come la causa della crisi dei rapporti tra uomo e natura sia da ricercare nello sfruttamento di risorse naturali scarse, per produrre, con processi inquinanti, merci inquinanti: mentre in natura i cicli biologici e la geochimica sono sempre in equilibrio e sempre si chiudono, a seguito di scelte tecnologiche errate, i cicli naturali restano aperti, con il l’impoverimento delle risorse e la conseguente crisi ecologica ed economica.
Nel libro Commoner formula le 4 leggi fondamentali dell'ecologia:
Non vi è nulla di più attuale delle riflessioni cui ci ha costretto l’opera di Barry Commoner, morto alla fine di settembre all'età di 95 anni. Fin dall'inizio della sua carriera accademica, alla Washington University di St. Louis nel Missouri (USA), a partire dal 1947, attraverso il Centro della biologia dei sistemi naturali, da lui fondato, promosse ricerche sull'inquinamento da piombo nelle bidonvilles, sull'economia comparata tra agricoltura industriale ed agricoltura biologica, sull'inquinamento dei fiumi, sulle ricadute radioattive dovute agli esperimenti nucleari.
Commoner si interessò alle possibili conseguenze ambientali dovute al rilascio della diossina a seguito dell’incidente nella fabbrica Icmesa di Seveso, il 10 luglio 1976. L’incidente di Seveso dava ragione alla teoria di Barry Commoner, secondo la quale l’impatto ambientale è la conseguenza del numero della popolazione, moltiplicato per l’inquinamento e la tecnologia in uso.