La questione agraria e la teoria della rendita fondiaria secondo Marx
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Questo testo, uno dei pochi che circola con il nome del suo autore – che ha sempre propugnato l’anonimato nella pubblicistica – è anche quello che maggiormente può rappresentare il suo pensiero, integrando momenti teorici e politici, ma soprattutto entrando nel cuore della critica dell’economia politica marxiana. Il testo risulta inoltre di straordinaria attualità perché valorizza la centralità della teoria della rendita che soltanto la recente, inaspettata e devastante crisi energetica ha riproposto come ineludibile. Il meccanismo infernale dello sviluppo capitalistico trova così nella terra e nella rendita un limite invalicabile – un limite naturale, fisico – che non può essere aggirato da nessuna politica e da nessuna guerra: perché, comunque, il prezzo delle merci necessarie fornite dalla terra (cibo ed energia) è destinato a crescere. Sono qui anticipate le tematiche dell’ambientalismo e sorprendentemente difesi i “diritti della Terra” in maniera certamente né occasionale né contingente, individuando l'intreccio sempre meno districabile tra crisi del sistema economico e crisi ambientale. Se il nocciolo teorico è duro, in compenso lo stile è diretto e frizzante, ironico e arguto, alieno da tecnicismi, e ricco di riferimenti alla vita quotidiana.
Nota editoriale
L’uscita di questo libro cade quando la più grave crisi capitalistica, a far tempo da quella del 1929, si mostra con una forza tale da non poter essere più negata. Crisi sistemica, con ogni evidenza; una crisi finanziaria, innescatasi però a partire dalla crisi energetica che ha fatto impennare il prezzo del petrolio, cioè di una merce non riproducibile capitalisticamente il cui prezzo entra, direttamente o indirettamente, nel prezzo di tutte le altre merci – proprio come il prezzo della forza lavoro – ma nel cui prezzo la rendita rappresenta un limite che non dipende, o dipende poco, dalla concorrenza.
Mai la merce sfamerà l’uomo ha un sottotitolo “pesante”, inequivoco e sorprendente non solo per coloro che si rifanno a una delle tante vulgate del marxismo, ma anche per i molti che, magari filologicamente e approfonditamente, si sono applicati allo studio del marxismo senza mai giungere al cuore della teoria, custodita nella sesta sezione del III libro del Capitale.
«Più il capitalismo dissoda ed incivilisce, più costruisce […] la fame. Eppure occorre che dissodi.»
La teoria della rendita di Marx «vale a stabilire in modo irrevocabile la limitatezza storica della maniera capitalistica di sciogliere il rapporto tra produzione e consumo delle collettività umane […] le necessità alimentari di queste non saranno mai risolte dal processo dell’accumulazione del capitale, per quanto possa procedere la tecnica, la composizione organica del capitale, la massa di prodotti ottenibili dallo stesso tempo di lavoro. Necessariamente al moderno antagonismo di classi sociali corrisponde la formazione di sopraprofitti, il nascere di rendite assolute, l’anarchia e lo sperpero nella produzione sociale. La equazione capitalismo uguale fame è irrevocabilmente stabilita. […] Per quanto la sfera della produzione degli alimenti sia fondamentale nella dinamica di ogni società, la teoria marxiana della rendita è parte centrale della descrizione del modo di produzione capitalista: diremo che ne è dal punto di vista rivoluzionario e antipossibilista la parte decisiva.»
AMADEO BORDIGA (1889-1970), promotore della scissione di Livorno e della fondazione del Partito Comunista d’Italia, è stato alla guida del PCd’I dal gennaio 1921 all’autunno 1923; nel 1920 a Mosca, concorre all’organizzazione della Terza Internazionale. Oppositore del regime fascista, viene arrestato nel 1923 e confinato dal 1926 al 1929. Dopo la sconfitta della “sinistra” al Congresso di Lione del 1926, viene espulso dal partito nel 1930. Accanto all’attività professionale di ingegnere edile, attento a tematiche sociali ed “ecologiche”, si dedicherà a un intenso lavoro teorico e poi pubblicistico. Profondo conoscitore e interprete della teoria marxiana come strumento scientifico e fondamento del programma comunista, dal 1945 al 1952 contribuisce al Partito comunista internazionalista (dal 1965 Partito comunista internazionale).