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Il cambiamento climatico va affrontato come fosse un virus.
Una domanda di fondo percorre questo libro: se i governi, di fronte alla pandemia di Covid-19, sono stati in grado di adottare misure restrittive durissime, e perfino di imporsi sui grandi poteri economici, costretti a sottometterei propri interessi alla salvezza comune, un approccio simile non potrebbe essere impiegato anche per l’emergenza climatica? Le conseguenze della pandemia, assumesse pure le proporzioni della Peste nera, non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelle del disastro ecologico verso cui marciamo spediti… In questo brillantissimo saggio, Andreas Malm – forse il più interessante ecologista vivente – non si limita a illustrare le differenze fra le due emergenze (e fra le reazioni all’una e all’altra della società capitalistica, sempre volta ad affrontare i sintomi e non le cause), ma ne osserva i legami profondi e, soprattutto, avanza proposte concrete. La metafora dello «stato di guerra», di cui hanno abusato i governi a partire dai primi mesi del 2020, va espansa verso un modello che torna attuale: il comunismo di guerra, non lontano da quello che Lenin predicava all’indomani della Rivoluzione d'ottobre. Fuor di metafora, l’emergenza è gravissima, le soluzioni devono essere radicali. E il capitale fossile è il profondo virus da sconfiggere.
Nota editoriale
[...] Si tratta di un libro scritto in lockdown, tra marzo e aprile 2020, ma che non ha di certo le caratteristiche di quegli instant book pandemici che hanno affollato le librerie negli ultimi mesi: se, da un lato, il libro beneficia di un’agile e spesso gustosa scrittura pamphlétaire, esso propone il frutto di una riflessione sedimentata negli ultimi anni, dai tratti talvolta, sorprendentemente, anacronistici, e nell’accezione positiva del termine. Tuttavia, per arrivare all’anacronismo principale, enucleato nella terza e conclusiva parte del libro, occorre attraversare, prima di tutto, le altre due sezioni. Il primo capitolo, “Corona e clima”, presenta un avvincente confronto tra la catastrofe pandemica e la catastrofe climatica, nei termini, soprattutto, delle strategie politiche adottate nei confronti di due fenomeni che – pur nel loro soffocante intreccio, evidenziato, in primo luogo, dal legame tra deforestazione, zoonosi e spillover – sono stati trattati in modo chiaramente diverso. In questo senso, uno dei cavalli di battaglia di Malm risiede nell’interrogativo qui rapidamente parafrasato: perché il contrasto alla diffusione del Covid-19 ha portato a un dispiegamento di forze immediato, a tratti inaudito, e comunque generalmente ben accetto da parte dei governi e delle popolazioni, che il contrasto al riscaldamento globale – responsabile, e da molto tempo, di almeno 150.000 morti l’anno, secondo le stime dell’OMS – non ha mai nemmeno lontanamente immaginato di poter includere? [..]
Lorenzo Mari
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Andrea Malm
Andreas Malm (Mölndal, 1977) è ricercatore di Ecologia umana all’Università di Lund, in Svezia. Ha pubblicato in inglese diverse opere, fra cui l’acclamato Fossil Capital (Capitale fossile, 2016), vincitore del prestigioso Isaac and Tamara Deutscher Memorial Prize. I suoi libri sono tradotti o in corso di traduzione in tutto il mondo, e i suoi interventi compaiono sulle principali riviste e siti.