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La prima teoria riguardo all’origine della vita venne elaborata dal biochimico russo Oparin. Secondo questo scienziato, la comparsa della vita sulla Terra fu preceduta da una lunga serie di eventi che prende il nome di evoluzione chimica. L’ambiente primitivo in cui si svolsero questi eventi aveva due proprietà importanti: • l’ossigeno libero era quasi del tutto assente nell’atmosfera, mentre era ancora abbondante l’idrogeno;
• i quattro elementi chimici (idrogeno, ossigeno, carbonio e azoto), che oggi costituiscono più del 95% dei tessuti degli organismi viventi, erano già disponibili nell’atmosfera e nelle acque.
Oparin ipotizzò che dai gas dell’atmosfera si sarebbero potute formare grandi quantità di molecole complesse, che si sarebbero poi raccolte nei mari e nei laghi del pianeta dando origine a un «brodo primitivo».
Poi queste molecole sarebbero diventate più numerose e sempre più vicine e avrebbero dato luogo a piccoli aggrega più complessi.
Si sarebbero poi forma piccoli sistemi primitivi, il punto di partenza di tutto il mondo vivente.
Oparin pubblicò questa ipotesi nel 1922, ma la comunità scientifica non gli diede molto credito. Verso la metà del secolo scorso, però, l’ipotesi di Oparin sull’evoluzione chimica venne sottoposta ad una verifica sperimentale e fu confermata da Miller che simulò in laboratorio le condizioni ambientali della Terra primitiva e dimostrò che si potevano formare spontaneamente alcune semplici biomolecole, cioè particolari composti chimici, come gli amminoacidi.