Traffico, inquinamento e salute nelle nostre città.
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Riflessione sulla necessità di portare avanti una rivoluzione culturale che costringa le persone a cambiare mentalità e abitudini rispetto all'uso dell'automobile e le sue conseguenze.
Affermatasi nel Novecento come simbolo di velocità e di libertà individuale, l'automobile mostra oggi tutta la sua tirannia. Essa, infatti, sempre più spesso ci tiene imprigionati dentro inestricabili e inquinantissimi ingorghi. Si è lasciato che, senza alcun limite, le auto invadessero le nostre città, snaturandole, e l'Italia si ritrova con il poco invidiabile primato di avere la più alta concentrazione di automobili del mondo. Le auto sono diventate l'insostenibile emblema delle nostre città. Le troviamo dappertutto: in fila, in doppia fila, sui marciapiedi, in coda, anzi in lunghissime code che rendono sempre più difficili i rapporti sociali in ambito urbano. Mentre esse riescono a circolare sempre meno, l'insidia che esce dai loro tubi di scappamento diventa sempre più aggressiva. Un recente sondaggio ha messo in evidenza che quattro persone su cinque approvano la chiusura delle città alle automobili: è un buon segno di disponibilità per riprogettare il sistema dei trasporti. Alla disumana auto opponiamo i marciapiedi, le piste ciclabili, i tram, le metropolitane sotto terra e di superficie per riprenderci tanto la libertà di movimento, negata dagli ingorghi, quanto la salute, che quotidianamente ci viene sottratta dai velenosi gas di scarico. Dopo aver sperimentato il fallimento delle città delle auto, è ora di restituire la città agli uomini.