Copertina di Nostalgia della luce
Categoria: Cineteca/Dvd
Editore: I Wonder
Anno: 2010
Note: Documentario - Cile, 2010, 90', col, Audio: italiano - spagnolo, DVD

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Scheda

Nostalgia della luce
regia di Patricio Guzmán
Cile, 2010, documentario, colore, '90

TRAMA
Nel deserto di Atacama, in Cile, sono installati i telescopi più potenti del mondo. Mentre gli scienziati esplorano le immensità del cielo, gli archeologi sondano il terreno alla ricerca delle tracce delle popolazioni precolombiane. Tra gli uni e gli altri si aggira un terzo fronte di ricerca: i parenti dei desaparecidos massacrati sotto il regime di Pinochet, a caccia dei resti dei loro cari. Potente riflessione sulla bellezza dell'universo e l'insensatezza della crudeltà umana.

Un Paese senza cinema documentaristico è come una famiglia senza album di fotografie.
Patricio Guzmán




Guzmán ha reso il genere documentaristico una metafora delle sue ossessioni, e le sue indagine su eccidi di intere tribù, rivoluzione cilena, golpe di Pinochet con le sue nefaste conseguenze, sono una nitida e appassionata analisi che smuove le coscienze e intralcia la pericolosa amnesia dei popoli. Le opere del regista cileno rimangono impresse nella mente come un marchio a fuoco. La forte empatia che lo spettatore vive assistendo ai suoi lavori è certamente generata da un elemento particolare: la poesia.
Silvia Fabbri     Movietrainer.com

La memoria ha forza di gravità. Ci attrae sempre. Quelli che hanno memoria sono in grado di vivere nella fragilita’ del tempo presente. Quelli che non ce l’hanno, non vivono da nessuna parte.

Patricio Guzmán


UNA RECENSIONE

Guardare il cielo, spazio d’intatta e inattaccabile purezza, a partire da un Osservatorio costruito su un cimitero rimosso. Primo capitolo di un dittico di folgorante bellezza, Nostalgia della luce ammalia innanzitutto per la giustezza e pertinenza dello sguardo che dispiega. Lungi dal presentare direttamente il nocciolo della questione (i prigionieri politici “scomparsi” negli anni della dittatura cilena), Guzmán parte dal cielo, dalle stelle, scrutate dall’Osservatorio del deserto di Acatama. Niente in apparenza di più estraneo, ossimorico e stridente: da un lato la nitidezza dell’arcata celeste, dall’altro l’arida superficie di una terra che ha inghiottito i corpi delle vittime della dittatura; da un lato i pianeti, dall’altro le ossa.

L’autore de La memoria dell'acqua non si accontenta di denunciare un evento del passato del suo paese. La sua ambizione è più grande: abbozzare un poema visivo sul passato partendo dal presente e guardando al futuro; proiettare nel cielo il ricordo dei morti della terra per eternizzarli e, letteralmente, universalizzarli. Per farlo sincronizza e “sintopizza” tempi e luoghi che si vorrebbero lontani e discontinui: il sopra e il sotto, l’alto e il basso, l’oltre e l’altro, il remoto e il prossimo. Mentre gli astronomi scrutano le luci dello spazio infinito, le madri scavano per cercare di far luce sulla scomparsa dei rispettivi figli.
Con somma delicatezza, Guzmán dispone gradualmente tutti gli elementi in gioco, slitta “naturalmente” dall’astronomia alla storia chiudendo il discorso con un’immagine-atto sublime: le madri dei desaparecidos all’interno dell’Osservatorio, il loro sguardo infine rivolto verso il cielo stellato e non più verso la terra. Il ricordo è anche lassù.
Dalle parti del capolavoro.

Manuel Billi    Spietati.it



Data di modifica: 30 Novembre -0001