Nel fare un primo bilancio sull’esito dell’elezione del nuovo presidente della Regione e del nuovo Consiglio Regionale del Veneto, non possiamo non partire dal drammatico dato dell’astensionismo.
Prendere atto che oltre il 50% degli cittadini veneti ha disertato le urne, significa cogliere il segnale di pericolo per la democrazia, un allarme figlio della passivizzazione, della sfiducia, della disaffezione verso una politica che non risolve e nemmeno affronta, le questioni reali che riguardano la vita delle persone ed in particolare dei ceti popolari. Un dato che, sommato alla propensione eversiva di parte delle classi dominanti, oggi sostenitrici di una svolta autoritaria, rappresenta una vera e propria minaccia.
Per venire al contesto elettorale. La vittoria della destra nel Veneto, conferma una compagine che ha tenuto ben saldi i suoi strumenti di potere, le diffuse clientele, il consenso degli imprenditori e dei settori economici che hanno avuto in questi anni sostegno e mano libera. La presenza come capolista in tutte le circoscrizioni dell’uscente ex presidente Zaia, rafforza la Lega e dimezza Fratelli d’Italia, invertendo gli equilibri nazionali. Ciò nonostante la destra registra una perdita di circa 500.000 voti, con una diminuzione percentuale di oltre il 12%. Il centrosinistra invece incrementa notevolmente la propria percentuale di voti, passando dal 20.8% del 2020 a oltre il 28%. e da 10 consiglieri a 15. Risultando vincitore nelle città di Padova e Venezia. Un risultato positivo che inverte una parabola discendente che pareva inarrestabile, anche se c’è ancora tanto lavoro da fare perché “cambiare davvero”, risulti molto di più che una promessa.
Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) si consolida come seconda forza politica della coalizione di centro sinistra a livello regionale con 77.621 voti 4.64%. Nei capoluoghi i risultati sono ancor più significativi: a Belluno 8.66%, a Padova 10.49, Rovigo 7.39%, Treviso 6.38%, Venezia 7.34%, Verona 5.54%, Vicenza 9.65%. Anche se la medaglia d'oro va a Schio, dove AVS ottiene 2.981 voti pari al 22.56%, diventando il primo partito della coalizione. Elegge in Consiglio regionale del Veneto, Elena Ostanel e Carlo Cunegato (campioni di preferenze a Padova e Vicenza), iscritti a Sinistra Italiana e da anni animatori dell'importante esperienza della rete civica ”Veneto che vogliamo”, il cui lavoro rappresenta un patrimonio che rafforza e rende maggiormente credibile e accogliente il progetto di Alleanza Verdi Sinistra.
Nella circoscrizione di Venezia AVS ottiene 11.543 voti 4.32%, un buon risultato che mette però in luce due aspetti da prendere sul serio: la fragilità in ampia parte della provincia; l'ancora inadeguata presenza organizzata sul territorio. A Venezia Comune, non sono bastati Zaia e Brugnaro. Vince la coalizione che ha sostenuto Manildo se pur con un vantaggio di soli 399 voti. Alleanza Verdi Sinistra ottiene 5.383 voti il 7.34% e anche nel capoluogo rappresenta la seconda forza politica della coalizione. Un buon auspicio in vista del rinnovo dell’Amministrazione veneziana previsto per primavera. Per Alleanza Verdi Sinistra l’impegno deve partire da subito, con un confronto, con spirito unitario, con le altre forze della coalizione, ma ancor più, con le realtà sociali, le associazioni, le rappresentanze dei lavoratori, le categorie economiche, le realtà giovanili. L’obiettivo è candidarsi con credibilità al governo della città. E in questo senso AVS dovrà lavorare per una lista di donne e uomini, non pescati dal cilindro, ma rappresentativi di tale progetto. capaci di tenere la barra dritta su giustizia sociale e ambientale.
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