A Montecitorio la battaglia per la bandiera della libertà di stampa.

Italiani per Assange ha lanciato una petizione e l'ha diretta a Sergio Mattarella, Boris Johnson e al Parlamento Italiano.

Il Circolo Enrico Nadal aderisce e partecipa alla campagna.
Invitiamo tutti a firmare la petizione.

Al Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella
E al Signor Ministro degli Esteri Luigi di Maio (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)
Illustrissimo Presidente della Repubblica, Onorevole Sergio Mattarella,
Esimio Ministro degli Affari Esteri, Onorevole Luigi Di Maio,

Ci appelliamo a Voi in quanto rappresentanti delle istituzioni di una Nazione che, sin dal primo articolo della Costituzione della Repubblica, si definisce democratica e perciò vincolata al rispetto e alla promozione di quei valori che, dall’Illuminismo in poi, caratterizzano ogni società che aspiri alla qualifica di liberale: libertà di parola, libertà di pensiero e di critica, controllo dei governati sui governanti, stato di diritto… per citare solo i più importanti.

E’ nostra opinione che questi valori siano oggi appannati e minacciati da una vicenda tanto incresciosa (anche per il silenzio che la circonda), quanto decisiva per i destini dell’Occidente e della posizione culturale che esso rappresenta dal XVIII secolo in poi: ci riferiamo all’incriminazione di Julian Paul Assange, giornalista di nazionalità australiana, ad oggi detenuto in custodia cautelare in una delle carceri più dure d’Oltremanica, il cui regime repressivo le ha valso il sinistro appellativo di “Guantanamo britannica”.

Il motivo per cui Assange è detenuto è un ipotetico, quanto improbabile rischio di fuga, in attesa che il governo statunitense prepari l’appello contro la sentenza che lo scorso 4 gennaio ne ha vietato l’estradizione. La ragione per cui gli Stati Uniti intendono estradarlo è l’aver rivelato al mondo materiale sì coperto da segreto militare, ma il cui contenuto (la testimonianza di crimini di guerra e violazione dei diritti umani) è tale che la sua divulgazione rappresenta un servizio ai cittadini di quelle nazioni che, proprio perché democratiche, devono esporsi al controllo degli elettori su ciò che i governanti fanno nel loro nome e attraverso le loro tasse.

Senza questo controllo, che esige una trasparenza quanto più ampia possibile e perciò una stampa quanto più libera e indipendente, non si può avere democrazia, ma soltanto una dittatura camuffata in cui, come ebbe a dire George Washington, il popolo, privato della libertà di parola, ma –ci si permetta questa chiosa– soprattutto degli strumenti che gli permetterebbero di sviluppare una visione informata e critica, è condotto docilmente, muto e silenzioso, al macello.
Questa è, a nostro avviso, la portata dell’incriminazione iniziata dall’amministrazione Trump e che, purtroppo, quella attuale sotto la presidenza di Biden intende continuare. Se coronata da successo, l’incriminazione di un giornalista ai sensi dell’ Espionage Act (una legge risalente al 1917 che non distingue tra il giornalista che pubblica materiale nel pubblico interesse e la spia che rivela segreti al nemico) decreterebbe non solo la fine della libertà di stampa e del giornalismo di inchiesta, ma anche della democrazia intesa come forma di governo in cui la titolarità del potere risiede permanentemente nelle mani dei governati che, attraverso gli organi di informazione, ne supervisionano l’esercizio.

Anche principi giuridici fondamentali come la territorialità della giurisdizione (Assange non è cittadino statunitense e il “crimine” di cui lo si accusa non è stato commesso sul suolo degli Stati Uniti) e il non refoulement, che proibisce l’estradizione di un rifugiato o richiedente asilo verso un Paese dove la sua vita o i suoi diritti sono messi in pericolo, ne sarebbero fatalmente compromessi. Occorre ricordare che l’Europa si è fatta garante e promotrice di questi principi, che configurano dei diritti individuali inalienabili e inviolabili, in molte altre occasioni.

Alla luce di quanto espresso, pur consapevoli di quanto complesse e delicate siano le relazioni di politica internazionale, per i valori sanciti dalla Costituzione che Voi rappresentate, chiediamo a gran forza che l’Italia prenda una posizione netta e utilizzi la sua influenza diplomatica per chiedere che le accuse contro Julian Assange mossegli dagli Stati Uniti d’America siano ritirate e che egli possa perciò essere liberato e restituito non solo all’affetto della sua famiglia –e, in particolare, dei suoi 2 ultimi figli che altrimenti verrebbero condannati a crescere senza padre– ma anche all’esercizio di una professione che egli ha grandemente contribuito ad innovare nell’interesse di quanti, come noi e come Voi, credono che, come si legge nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo “Ogni individuo [abbia] diritto alla libertà di espressione e di opinione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo”.

Il premio Nobel per la Pace Mairead Maguire ha nominato, il 4 gennaio scorso, Julian Assange, Chelsea Manning ed Edward Snowden per il Premio Nobel per la Pace 2021. Nella sua lettera al Comitato per il Nobel norvegese, Mairead Maguire* ha scritto: “Se Assange viene estradato negli USA per essere processato e incarcerato per aver detto la verità, nessun reporter, giornale o editore sarà al sicuro dallo stesso trattamento da parte degli USA o altri governi repressivi contrari alla responsabilità e allo scrutinio pubblici.”

Con i nostri più rispettosi saluti, Italiani per Assange

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