Documentario. Germania - Austria, 2012, 94'
Regia: Markus Imhoof

La sindrome dello spopolamento degli alveari, riscontrata per la prima volta in Nord America alla fine del 2006 e che si è poi diffusa anche nei principali pasi europei, è un fenomeno ancora poco conosciuto che provoca l’improvvisa moria di intere colonie di api sul quale gli scienziati continuano a interrogarsi. Ma dalle conseguenze potenzialmente devastanti per l’intero equilibrio ecosistemico del pianeta. Grazie a un lavoro di ricerca durato oltre cinque anni, Markus Imhoof ci guida così alla scoperta di un insetto dalle sorprenderti caratteristiche, allevato per secoli dall’uomo e sempre più in pericolo a causa di fattori come l’uso di particolari pesticidi chimici in agricoltura.

More Than Honey è molto più che un'accativante studio animale, splendido nel suo utilizzo delle riprese macro. Con l'abilità di un detective, Markus Imhoof indaga sulle cause della scomparsa delle api e familiarizza lo spettatore con la loro vita sociale altamente complessa. Lui stesso discendente da una famiglia di apicoltori, la sua ricerca lo porta in giro per il mondo, dall'Europa alla Cina passando per l'Australia. Raggiunge sua figlia, che con suo marito studia il sistema immunitario delle api nella speranza di sviluppare una nuova razza che abbia maggiori possibilità di sopravvivenza.




INTERVISTA CON MARKUS IMHOOF


Cineuropa: Da nipote di un apicoltore lei è cresciuto con le api. Fare un film sulla scomparsa delle api per lei era una questione personale?
Markus Imhoof: Lavoravo da anni ad uno script su una frode senza mai arrivare alla fine, quando venne fuori la notizia della morte delle api. Mia figlia e mio genero sono scienziati delle api e mi informarono subito della cosa. Ho voluto fare questo film perché il tema è urgente: ecco perché le api mi hanno chiamato.

Come ha avuto accesso agli apicoltori?
Prima sono andato in Australia da mia figlia, che è collegata agli apicoltori di mezzo mondo. Questo mi ha aiutato molto, e per le mie ricerche ho viaggiato ovunque, portando con me solo una piccola videocamera Sony per fare delle foto, e parlando con vari apicoltori.

Gli apicoltori hanno approcci differenti? O alcuni vedono il miele solo come prodotto industriale?
L'apicoltore americano del mio film ama le api, fanno parte della sua tradizione familiare. Ma è anche un duro uomo d'affari e accetta di mandare le sue api su coltivazioni trattate con pesticidi. È interessante il fatto che sia consapevole delle conseguenze, ma non può sfuggire al circolo vizioso. Avere 70.000 km2 di alberi di mandorlo è l'approccio sbagliato, ma non possiamo aspettarci che li taglino per creare diversità genetica. È l'intero paese ad essere strutturato così, l'agricoltura è come una fabbrica. Sono i Tempi Moderni delle api. Ed è paradossale il fatto che le api sopravvivano meglio tra i fumi delle città che in una campagna pervasa di pesticidi. Nei parchi e nei cimiteri, l'ape trova cibo migliore che in campagna.

Com'è riuscito ad girare primi piani così intensi delle api?
Per le macroriprese, abbiamo creato un grande studio per le api a Vienna con 15 colonie di razze diverse. Per filmare ogni ape avevamo ben dieci persone. Per queste macroriprese abbiamo utilizzato una videocamera digitale ad alta velocità Phantom HD, che può girare a 300 fotogrammi al secondo per mostrare i movimenti delle api. Il problema con lo slow motion è che richiede molta luce. Non volevamo naturalmente bruciare le api né sciogliere la cera. Abbiamo quindi girato le scene all'esterno e lavorato con specchi che riflettevano la luce senza produrre troppo calore.

È stato difficile trovare un team che volesse lavorare con le api?
La troupe doveva avere alcune competenze: una era avere tempo, dato che il film è stato girato per due anni. Avevamo 70 giornate di riprese documentarie e 35 per le macroriprese in studio. Le macroriprese sono state fatte da Attila Boa, che aveva esperienza nel filmare le api e aveva costruito una speciale lente nella maschera della sua tuta protettiva. Il documentario è stato girato da Jörg Jeshel. Uno dei suoi primi compiti è stato filmare le api assassine in Arizona, che hanno attaccato immediatamente il suo naso.

Il pubblico guarderà alle api con occhio diverso dopo il suo film?
Era mia intenzione far nascere delle emozioni per le api con le macroriprese senza diventare kitsch. Voglio far crescere la curiosità affinché il pubblico si chieda chi è l'antagonista: l'uomo o le api. Non dovremmo accettare che il mondo diventi una fabbrica nella quale la natura non è altro che un nastro trasportatore.

fonte: cineuropa