Sezione: Cinema
Biblioteca: BFDR-sede di Vittorio Veneto
Anno: 2019
Note: Basato su una storia vera, il film racconta la lotta legale, lunga quasi vent’anni, da parte di un avvocato contro la contaminazione delle acque da parte della Multinazionale DuPont

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Recensione

Cattive acque (Dark Waters)
Regia di Todd Haynes
Usa 2019, 122' colori
Interpreti: Mark Ruffalo, Anne Hathaway e Tim Robbins

LA STORIA
La storia vera dell'impegno civile di Rob Bilott, avvocato di Cincinnati che da paladino dell'industria della chimica si scopre loro accusatore in una crociata ventennale. Alla fine degli anni novanta Rob è appena diventato socio nel suo studio legale, e si gode una tranquilla vita familiare con la moglie Sarah e un figlio appena nato. Ma una visita in ufficio da parte di Wilbur Tennant, un contadino della Virginia conoscente di sua nonna, gli cambia la vita per sempre: gli animali della fattoria si comportano in modo strano, e Tennant è convinto sia colpa dell'acqua del lago a cui si abbeverano. La stessa in cui il colosso della chimica Dupont sta scaricando rifiuti tossici da decenni.

UNA RECENSIONE

Non è mai semplice raccontare la vita di personaggi importanti nella storia che hanno lottato per un mondo più giusto senza cadere nella agiografia. Todd Haynes ci riesce perfettamente invece con Cattive Acque (Dark Waters il titolo originale), un film incentrato sulla vita di un avvocato statunitense, Rob Billot, che lotta contro il potere di una delle più grandi multinazionali della chimica, la Du Pont.

Nei titoli di testa del film la storia non si dichiara ispirata alla sua vita, ma a un articolo del “New York Times” del 2016, “L’avvocato che divenne il peggior incubo per la Du Pont”. Forse anche perché ispirato dalla dimensione giornalistica di quell’articolo, Haynes crea un film con un forte taglio di inchiesta. Mark Ruffalo, nei panni di Billot, ci ricorda molto la sua precedente interpretazione ne Il caso Spotlight e la costruzione della trama che si dispiega nelle due ore del film è molto simile a quella di un thriller.

La storia di Billot in Italia è ancora poco nota e il film, in distribuzione in queste settimane, è una bella opportunità per conoscerla.

Questo avvocato statunitense sul finire degli anni Novanta era un brillante socio della Taft Stettinius & Hollister, una società di avvocati che difendeva le principali industrie della chimica a Cincinnati, in Ohio. Nel 1998, però, un contadino della West Virginia, Wilbur Tennant, legato a lui da vicende familiari, piomba nel suo studio perché convinto che responsabile della morte di centinaia di suoi bovini sia la multinazionale Du Pont, che riversa nel torrente che passa a fianco della sua tenuta gli scarti di lavorazione di una delle sue discariche. L’incontro con Wilbur Tennant cambierà la vita di Billot e cambierà pure la lotta contro il potere della chimica.

Rob infatti scoprirà che la multinazionale da 50 anni utilizza sostanze chimiche fino ad allora ignote chiamate PFOA (che si dividono in varie famiglie tra cui i PFAS) per permettere l’idrorepellenza di una svariata gamma di prodotti, tra cui le famose pentole in teflon, già diffuse in tutto il mondo da decenni.

I PFOA, però, sono altamente tossici per la salute e possono causare una quantità notevole di patologie agli esseri umani così come agli animali, dal tumore alla prostata, ai reni, ai testicoli, a disfunzioni alla nascita e infertilità. Billot scopre che la Du Pont già da molti anni conosce la pericolosità delle sostanze e non agisce per non mettere in discussione i propri profitti, mentre malattie e mortalità nella zona di Parkersburg (West Virginia) si propagano a dismisura. Decide allora di fare “l’unica cosa giusta” cioè intraprendere una lotta totale contro il potere della Du Pont che andrà avanti per molti anni e lo porterà a scontrarsi contro un sistema (istituzioni incluse) che difende a tutti i costi il capitale e non la salute delle persone.

Il film è girato con un ritmo incalzante che tiene lo spettatore incollato alla poltrona. La trama è avvincente e una cura particolare per la fotografia accresce la qualità del prodotto cinematografico. Mark Ruffalo offre un’interpretazione convincente di un uomo che decide di cambiare radicalmente la propria vita subendo poi tutte le conseguenze sul piano personale, psicologico, familiare di questa scelta, visto che la Du Pont cercherà in tutti modi di fermarlo e che la sua carriera di avvocato prenderà una piega molto differente da quanto tutti si aspettavano da lui.

Quello che il film non dice è che quanto è accaduto in West Virginia non è un caso isolato. Un simile inquinamento salì agli onori della cronaca anche in provincia di Vicenza nel 2016, a partire dal caso della Miteni, fabbrica chimica di Trissino produttrice di queste stesse sostanze che avvelenò la falda acquifera della zona. Le indagini epidemiologiche portarono a scoprire che più di 350 mila persone vivevano in area contaminata, e che i livelli di presenza di PFOA nel sangue degli abitanti erano molto preoccupa
nti. La mobilitazione crebbe nel tempo con cortei e azioni che svelarono la tossica complicità tra le istituzioni (Regione Veneto in primis) e il padronato industriale vicentino. Il 20 settembre 2017 ci fu pure un potente incontro al teatro di Lonigo (Vicenza) proprio tra Rob Billot e i Comitati No Pfas vicentini.

Pure da noi come negli Usa, il modello di sviluppo basato sul profitto, sulla mancanza di trasparenza delle imprese e sulla loro rete clientelare nella politica ha messo (e tutt’oggi mette) seriamente a rischio la vita di migliaia di persone, anche perché, come si spiega nel film di Haynes, ormai tutti abbiamo un po’ di PFOA nel sangue (la quantità dipende da quanto vi siamo esposti), perché è una sostanza che non si scioglie e rimane permanentemente nel nostro organismo.

Il film è infine un invito a continuare a lottare per avere giustizia, anche quando sembra impossibile, anche quando si è soli davanti al potere di giganti come si trovò, giusto 20 anni fa, Rob Billot.

Riccardo Carraro
fonte: Dinamo Press