Copertina di Scritti 1911-1926 Vol.1
Categoria: Socialismo
Editore: Graphos
Pagine: 494
Anno: 1996
Note: A cura di Luigi Gerosa

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Scheda

Prefazione

L'attività politica di Amadeo Bordiga (1889-1970) abbraccia mezzo secolo: dalla guerra di Libia del 1911 alle agitazioni studentesche del '68. Su molte controversie legate al suo nome la storia ha fatto ormai giustizia: la funzione da lui svolta nelle vicende del movimento operaio italiano, prima nel Partito socialista e, dopo la scissione di Livorno del 1921, nel Partito comunista, e alcune sue analisi (sulla crisi della Terza Internazionale, sullo stalinismo e sulla natura socioeconomica capitalistica dell'Unione Sovietica), sono diventate obbligati punti di riferimento per la storiografia. Eppure sui suoi scritti ha pesato a lungo uno strano destino. Si può dire che detrattori e seguaci abbiano congiurato per lo meno da un punto di vista: nell'ostacolarne la lettura. Certo, l'ostracismo dato al nome stesso di Bordiga dopo l'espulsione dal PCI negli anni Trenta ha contribuito a determinare a lungo una scarsa conoscenza della sua opera. Palmiro Togliatti nel '50 diede disposizioni precise affinché lo speciale quaderno di «Rinascita» dedicato al trentesimo anniversario del PCI non esponesse obiettivamente quelle che chiamò le «balordaggini bordighiane» e le liquidasse solo come inconsistenti1.

Lo stesso Togliatti, nel suo saggio del 1960 sulla formazione del gruppo dirigente comunista2, che pure avviò una riconsiderazione della personalità e del ruolo di Bordiga nei primi anni di vita del partito, non concesse troppo spazio alle sue analisi e prese di posizione, trascurando proprio il cosiddetto «manifesto» bordighiano (ripubblicato nel 1964 da Stefano Merli3) sul quale ruota tutto il carteggio tra Gramsci e gli altri dirigenti del 1923-24.

Il mutamento di giudizio su Bordiga in quest'orizzonte storiografico rimase insomma puramente strumentale, con irrilevanti effetti sul piano della conoscenza dei suoi scritti, esclusivamente diretto ad esaltare in controluce la "svolta" gramsciana, mentre, con intento esattamente opposto, la "riscoperta" di Bordiga assunse un ruolo centrale nei lavori di un ristretto gruppo di studiosi raccolti intorno alla «Rivista storica del socialismo» (Luigi Cortesi, il già citato Stefano Merli e Andreina De Clementi), ai quali va in ogni caso riconosciuto il merito di un approccio esplorativo ai testi4.

Paolo Spriano, che non mancò di segnalare nella Storia del Partito comunista italiano5 i numerosi documenti bordighiani ancora sepolti negli archivi, si augurò, scrivendo su «Rinascita» in occasione della morte di Bordiga, che ne fosse presto pubblicata un'antologia affinché si potesse misurare «tutto l'abisso di qualità che separava Bordiga da Gramsci»6.

Assai indicativi dell'orientamento prevalente furono la recensione da parte di «Rinascita» alla raccolta di scritti bordighiani curata da Franco Livorsi (1975) e il successivo scambio di battute sulla stessa rivista tra il curatore e Franco De Felice7.

Per parte sua Bordiga, già nel 19618, reagendo alla pubblicazione del carteggio tra i suoi ex compagni (che definì una «stupida batracomiomachia»9), aveva finalmente messo mano al progetto di una storia documentaria della sinistra comunista. Essa cominciò ad apparire a puntate sul quindicinale «Il programma comunista» e fu raccolta in un primo volume nel 196410. Questo progetto fu pensato fin da quando, nel '52, il piccolo Partito comunista internazionalista, nato durante la crisi del regime fascista, si era diviso in due tronconi su problemi connessi anche all'interpretazione di alcune vicende del movimento rivoluzionario del primo dopoguerra. Il lavoro cui abbiamo accennato non fu una ripresentazione sistematica degli scritti di Bordiga nel quadro di un'analisi puntuale degli avvenimenti, ma un tentativo per ricavare da quegli scritti un insieme di posizioni politiche e dimostrarne la funzionalità sia rispetto al passato, sia rispetto a un futuro che avrebbe inevitabilmente visto un rinnovato slancio classista del proletariato.

La Storia della sinistra comunista fu quindi un lavoro dai connotati prevalentemente ideologici. La copiosa documentazione raccolta nel volume – a parte le vistose lacune (vi mancavano, per esempio, tutti gli articoli apparsi su «Il Socialista» nel periodo della "neutralità" italiana durante la Grande Guerra, inseriti solo in minima misura nelle successive ristampe) – rimase a lungo l'unica base per lo studio dell'attività di Bordiga, ma non mancò di suscitare molte perplessità. Infatti sia l'introduzione, che ripercorreva a volo d'uccello le vicende del socialismo in Italia dalle origini alle grandi lotte operaie del 1919, sia gli scritti contenuti nella sezione antologica – pressoché tutti di Bordiga, apparsi in gran parte firmati sulla stampa dell'epoca – furono presentati anonimi, in quanto «considerati testi di partito». A proposito del carattere anonimo dell'introduzione si precisò che esso dipendeva dal fatto che era «frutto di un lavoro di ricerca [...] collettivo».

A parte la considerazione che la ricerca collettiva di per sé non implica affatto l'anonimato (anzi risulta tanto più attendibile quanto più i vari contributi siano distinguibili), non stupisce che Bordiga non firmasse l'introduzione, come del resto non firmò (a parte i pochi apparsi con nomes de plume) gli altri suoi testi del secondo dopoguerra, ma per quale motivo retrodatare l'anonimato a scritti di cinquant'anni prima, nati in un contesto storico e politico diverso, se quegli stessi testi dovevano costituire la base documentaria per la verifica e l'approfondimento dell'analisi? Nella valutazione di un documento storico non è infatti inessenziale sapere se è firmato o no, da chi e in quali momenti o su quali organi a stampa poté o dovette apparire in un modo o nell'altro.

A questi aspetti ovvi della ricerca si contrapponeva non soltanto l'istanza di sottolineare la natura «impersonale» di quegli articoli (e non si capisce perché mai le stesse ragioni "mnemoniche" ammesse per i nomi di Marx, di Engels e di Lenin non potessero valere per quello di Bordiga), ma anche la necessità di "rivendicare" quei testi all'organizzazione che li ripubblicava, per la quale l'anonimato aveva assunto ormai un valore normativo e che solo in quanto anonimi poteva riconoscerli. Inutile aggiungere che quella preoccupazione operò anche come criterio di selezione degli scritti, sacrificando quelli che poco si accordavano con la successiva evoluzione politica di Bordiga o riguardavano la sua personale attività, indicati perciò con tortuosi giri di parole o direttamente esclusi come irrilevanti.

Nel 1970 la morte di Bordiga, cioè l'uscita di scena di un protagonista del movimento rivoluzionario e comunista, di una figura dotata di grande carisma, accrebbe le tensioni esistenti all'interno del bordighismo partitico, rendendo palese la circostanza, ufficialmente e dottrinariamente negata, che esso era soggetto a un'obiettiva dialettica interna, e questa dialettica lo avrebbe condotto di crisi in crisi fino al disciogliersi in una vera e propria diaspora nel 1982.

Non mancarono ripercussioni anche sull'attività di ripresentazione degli scritti di Bordiga. Già nel 1966 l'anonimato era stato rotto clamorosamente con la pubblicazione da parte dell'Editoriale Contra di Struttura economica e sociale della Russia d'oggi con nome e cognome dell'autore e a sua insaputa11.

Dopo il '70 l'anonimato, dato il significato di scelta politica del quale era stato caricato, finì per diventare esso stesso uno dei temi principali di contrasto, come attestato da un documento di una delle effimere aggregazioni che si formarono: «Questo collettivo ha intrapreso a pubblicare scritti della Sinistra comunista, apponendo nome e cognome dell'autore [...]. Ora vi sono gruppi di persone con etichetta partitica che dinanzi a ciò gridano allo scandalo, in quanto vorrebbero che l'anonimato continuasse, per poter avvalorare il loro marchio di ditta, [...] per poter fagocitare bolsamente un lascito teorico e di esperienza di incalcolabile importanza [...]. Il "filo del tempo" nelle loro mani è diventato una matassa arruffata»12.

Di lì a poco la critica sarebbe apparsa particolarmente calzante per quanto concerneva le contraddizioni interne al gruppo "ufficiale" con la vicenda singolare del varo nel 1976 delle edizioni Iskra, vicenda resa caratteristica dall'essere queste edizioni apparentemente indipendenti dal gruppo medesimo, dal quale invece erano, cosa notoria, direttamente promosse. In questo clima, nel quale il criterio della "rivendicazione" tornò, paradossalmente, in forma rovesciata, rividero la luce molti scritti di Bordiga – in edizioni di diversa qualità, talvolta apprezzabili —, tutti appartenenti però al secondo dopoguerra. Ne compilò una prima bibliografia Liliana Grilli, in appendice al suo studio del 1982 sull'analisi bordighiana del capitalismo sovietico13.

Del tutto insoddisfacente, lacunoso e dispersivo era frattanto rimasto il quadro degli scritti precedenti il 1926, molti dei quali segnalati per la prima volta da Andreina De Clementi e da Franco Livorsi nei loro lavori su Bordiga14, il primo dei quali limitato al 1926 e il secondo completo da un punto di vista biografico, cui aggiunsero nuovi importanti documenti gli studi di Michele Fatica sul socialismo del secondo decennio del secolo a Napoli 15 e di Giovanni Somai, che estrasse dall'archivio del PCI, finalmente aperto agli studiosi, alcune importanti lettere16.

Al 1972 risaliva un secondo volume della Storia della sinistra comunista17, curato anch'esso dal gruppo raccolto intorno alla testata su cui Bordiga aveva scritto e particolarmente da Bruno Maffi, con l'indubbio merito di afferire una documentazione di primaria importanza.

Va detto che, al di là dei difetti dipendenti dal carattere ideologico del lavoro, anche da un punto di vista strettamente informativo e documentario continuare la storia della sinistra comunista dopo la nascita della Terza Internazionale, cioè affrontare i suoi aspetti non più limitatamente nazionali e non sempre omogenei, e produrre la relativa documentazione (articoli, tesi e discussioni congressuali, ecc.), divenne un lavoro di Sisifo. I testi di Bordiga — riconoscibili come tali solo nel terzo e finora ultimo volume uscito nel 198618, a ben 14 anni di distanza dal secondo — sono stati riportati in modo sempre più limitato e ovviamente in funzione dei brevi periodi storici presi in esame in ogni singolo volume. A tutt'oggi l'opera non ha superato la metà del 1921.

* * *

L'edizione critica degli scritti di Bordiga dal 1911 al 1926, di cui presentiamo il primo volume — comprendente tutti gli articoli, gli opuscoli, i discorsi e le lettere fino allo scoppio della Grande Guerra che è stato possibile reperire — non ha semplicemente il compito di colmare le lacune di precedenti pubblicazioni.

Presentare i testi nella loro successione cronologica, in forma tendenzialmente completa, presuppone in primo luogo il criterio secondo il quale l'opera di Bordiga deve essere posta in rapporto con le situazioni in cui la sua azione politica si è di volta in volta inserita, secondo le caratteristiche delle alterne fasi della lotta di classe in Italia e sul piano mondiale. Ignorare le differenze del periodo anteriore agli anni Venti rispetto a quello successivo, per non dire nulla di quelle rispetto alla situazione successiva al 1945, collocandone l'opera in una dimensione sovratemporale, giocando con l'anonimato o comprimendola in antologie dai contorni precostituiti, ci sembrano operazioni di scarso significato. Chiarito che, se la nostra iniziativa editoriale si arresta al 1926, non è per una sottovalutazione dell'attività di Bordiga successiva a tale data, ma per il fatto che quella data costituisce uno spartiacque storico, di sconfitta per la tendenza da lui rappresentata, come per le altre opposizioni di sinistra, e, all'inverso, di affermazione per quella antirivoluzionaria legata al nome di Stalin — la raccolta dei testi scaturisce dall'esigenza di disporre il materiale in maniera tale che le interpretazioni o elaborazioni non possano prescindere dalla sua complessità e trovino un obiettivo banco di verifica.

In secondo luogo, l'anonimato di Bordiga è da noi affrontato in modo del tutto diverso, non più come un principio da rispettare o da infrangere (magari per identiche ragioni), ma come un problema di estensione e approfondimento della conoscenza (tutt'altro che nuovo per la storiografia), che, nel caso specifico, è tutto da impostare.

La recente bibliografia curata da Arturo Peregalli e Sandro Saggioro19 prende in esame tutta l'opera di Bordiga, completando con importanti segnalazioni quella redatta, quindici anni fa, da Liliana Grilli. A parte le lacune, che, accogliendo l'invito degli autori, contribuiremo indirettamente a colmare, l'elenco degli scritti bordighiani – che conferma ampiamente quanto detto a proposito delle loro ripubblicazioni – alterna ai testi firmati quelli anonimi, in maniera da lasciare però del tutto aperti i problemi connessi alla loro attribuzione. È chiaro che un'identificazione dell'autore degli scritti non firmati solo a seconda delle assonanze, più o meno intense, suscitate nei compilatori non è ancora una "attribuzione", se non si esplicitano i criteri che inducono a riconoscerlo, sia pure con diverso grado di certezza nei vari casi. Notoriamente la tecnica di attribuzione di uno scritto si basa sull'uso combinato di tre elementi: le eventuali testimonianze, l'analisi stilistica e linguistica del documento stesso e la precisa individuazione degli sviluppi del pensiero dell'autore sulla base di riscontri testuali, oggettivi. I singoli elementi o la loro combinazione, che esprime solo un grado maggiore di probabilità, non sono sufficienti infatti a garantire un'ipotesi di attribuzione. Maggior sicurezza deriva dalla concordanza tra studi di diversa provenienza e natura, tanto più se condotti su basi di ricerca autonome l'una dall'altra. Per quanto riguarda specificamente Bordiga, una verifica incrociata dell'indice Peregalli-Saggioro si può effettuare, per gli scritti del secondo dopoguerra, con la bibliografia della Grilli (basata su una testimonianza e sulla conoscenza dei testi in questione), con le attribuzioni di Jacques Camatte (curatore di molti scritti di Bordiga in Francia e fino al '65 membro dell'organizzazione), con le cronache delle riunioni generali periodiche del Partito comunista internazionalista prima e internazionale poi, apparse sul «Programma comunista» e indicanti in modo abbastanza trasparente la paternità dei contributi presentati. Ma non si può dire lo stesso per gli scritti precedenti il 1926. Le "testimonianze" utili per attribuire a Bordiga scritti apparsi anonimi in quel periodo sono rarissime: poco o nulla si ricava, in questo senso, dalla memorialistica sulla storia dei primi anni del PCI. Rispetto a quanto Leonetti, Tasca, Viglongo, ecc. hanno fatto per gli scritti di Gramsci, si è fatto per Bordiga semplicemente il contrario.

Quanto al linguaggio, quello di Bordiga ha indubbiamente tratti noti e inconfondibili: la sua virulenza, l'uso frequente di espressioni dialettali, il ricorso a concetti matematici e scientifici, il tono didascalico, l'invenzione "gaddiana", ecc. Ma è soprattutto lo stile del Bordiga maturo che ha attirato l'attenzione dei ricercatori20. Il linguaggio e lo stile di un autore mutano tuttavia, appartengono al tempo e al milieu sociale, e occorre guardarsi dalle facili analogie, specie quando si spulciano i giornali in cui Bordiga ha svolto un ruolo trainante, quando gli articoli aumentano di numero e il suo stile tende a essere imitato. Da questo punto di vista assumono particolare rilievo gli scritti giovanili raccolti nel presente volume. Partendo infatti da questi è possibile individuare nei testi firmati, in connessione con lo sviluppo del pensiero di Bordiga, tutta una serie di parole-chiave, di strutture semantiche e stilistiche (sviluppo narrativo degli articoli, delle note polemiche, modo tutto speciale di citare libri, documenti e articoli, ecc.), così come di avvenimenti destinati ad assumere un valore emblematico nella sua esperienza politica e ad essere richiamati ripetutamente, per utilizzarli come criterio di attribuzione degli scritti non firmati. Si riesce insomma ad approntare un sistema di riferimenti che consente di rompere, pur con le dovute cautele, il muro dell'anonimato, raccogliendo l'opera di Amadeo Bordiga in un corpus basato sulla maggior completezza oggi possibile, rappresentativo ed esauriente, premessa indispensabile per ogni lavoro futuro.

Corrado Basile - Luigi Gerosa

 

Note

1.    1. Il piano di Togliatti per il "quaderno" dedicato al trentesimo anniversario del PCI, «Rinascita», n. 48, 4 dicembre 1970: «Guardarsi, naturalmente, dall'esporre obiettivamente le famigerate dottrine bordighiane. Farlo esclusivamente in modo critico e distruttivo. Utilizzare l'abbondante materiale pubblicato in merito da "Stato Operaio" ai suoi tempi. Non esitare nelle critiche. La stortura bordighiana impedì all'avanguardia operaia di comprendere e attuare la funzione che le spettava nella lotta contro il fascismo».

2.    2. La formazione del gruppo dirigente del Partito Comunista Italiano nel 1923-1924, «Annali Feltrinelli», a. III, 1960. Ripubblicato nel 1962, con l'aggiunta di nuovi documenti, dagli Editori Riuniti.

3.   3. S. Merli, Nuova documentazione sulla "svolta" nella direzione del PCd7 nel 19231924, «Rivista storica del socialismo», n. 23, settembre-dicembre 1964. In forma ridotta il manifesto era stato pubblicato su «Stato Operaio», n. 17, 22 maggio 1924, col titolo: Postille alle tesi della Sinistra.

4.    4. Cfr. S. Merli, Le origini della direzione centrista del PCd7, n. 23, 1964; L. Cortesi, Alcuni problemi della storia del PCI. Per una discussione, n. 24, 1965; E. Santarelli, Neobordighismo o ricerca storica? Problemi della storia del PCI, n. 25-26, 1965; R. Gabriele, Partito rivoluzionario e astensionismo in due lettere di Amadeo Bordiga all'Internazionale Comunista (1919-1920), n. 27, 1966; A. De Clementi, La politica del Partito Comunista d'Italia nel 1921-1922 e il rapporto Bordiga-Gramsci, nn. 28 e 29, 1966; A. De Clementi, Il movimento operaio tra "ricordi" e ideologia, n. 31, 1967.

5.      5. P. Spriano, Storia del Partito comunista italiano. Da Bordiga a Gramsci, Torino, 1967.

6.      6. P. Spriano, Il caso Bordiga, «Rinascita», n. 31, 31 luglio 1970.

7.      7. A. Bordiga, Scritti scelti, Milano, 1975. Dopo la recensione — F. De Felice, Lo storico e Bordiga, «Rinascita», n. 25, 20 giugno 1975 — si vedano la lettera di Livorsi e la replica di De Felice: Discussione sugli scritti di Bordiga, «Rinascita», n. 29, 18 luglio 1975.

8.      8. L'opposizione di sinistra nell'Internazionale Comunista, «Il programma comunista», nn. 3, 4 e 6, febbraio-marzo 1961, e Storia della sinistra comunista, «Il programma comunista», nn. 11 e 12, giugno 1961.

9.      9. L'intenso svolgimento della importante riunione intelfederale, Milano 15-16 luglio, «Il programma comunista», n.14, 22 luglio 1961.

10.   10. Storia della sinistra comunista, I, edizioni «Il programma comunista» del Partito comunista internazionale, Milano, 1964. Alla stessa data risale il cambiamento del nome del gruppo.

11.   12. A. Bordiga, Struttura economica e sociale della Russia d'oggi, con prefazione di Giorgio Galli, Milano, 1966. Per le reazioni nel partito e per quella dello stesso Bordiga alla pubblicazione si veda la lettera di quest'ultimo, datata 3 marzo 1966, riprodotta su «Invariance», n. speciale, novembre 1975.

12.   13. Una precisazione in merito ai parassiti dell'anonimato, Gruppo della Sinistra Comunista, Torino, 1970.

13.    14. L. Grilli, Amadeo Bordiga: Capitalismo sovietico e comunismo, Milano,1982.

14.   15. A. De Clementi, Amadeo Bordiga, Torino,1971, e F. Livorsi, Amadeo Bordiga. Il pensiero e l'azione politica. 1912-1970, Roma, 1976. Di Livorsi in precedenza era uscito Amadeo Bordiga nella storiografia sul PCI, «Studi storici», n. 2, 1974. Si vedano anche, su questi sviluppi della ricerca sulla figura di Bordiga, le recensioni negative del «Programma comunista», n. 18, 13 settembre 1971, n. 17, 17 settembre 1974 e nn. 10, 12, 15 e 17, rispettivamente del 21 maggio, 18 giugno, 30 luglio e 16 settembre 1977.

15.   16. M. Fatica, Origini del fascismo e del comunismo a Napoli (1911-1915), Firenze, 1971. Il libro comprende, qua e là rielaborati, precedenti studi apparsi su «Critica storica»: Il movimento socialista napoletano tra la fine dell'età giolittiana e il congresso di Ancona, n. 3, maggio 1967, e La settimana rossa a Napoli, nn. 4 e 5, luglio e settembre 1968.

16.   17. Tra i numerosi studi di G. Somai ci limitiamo a segnalare: Gramsci a Vienna. Ricerche e documenti 1922-1924, Urbino, 1979, che presenta lettere di Bordiga ai rappresentanti del PCd'I a Mosca, e La formazione del gruppo dirigente di "centro" e il ruolo di Bordiga. Carteggio 1923, «Storia Contemporanea», n. 4-5, 1980, con gli scritti inviati da Bordiga ai dirigenti del partito e dell'Internazionale mentre si trovava in carcere.

17.   18. Storia della sinistra comunista, II, 1919-1920. Dal congresso di Bologna del PSI al secondo congresso dell'Internazionale Comunista, Milano, 1972.

18.   19. Storia della sinistra comunista, III, Dal II al III congresso dell'Internazionale Comunista. Settembre 1920-giugno 1921, Milano, 1986.

19.   20. Amadeo Bordiga (1889-1970). Bibliografia, a cura di A. Peregalli e S. Saggioro, Paderno Dugnano, 1995.

21. Si vedano per questo aspetto R. Tacchinardi, Piccola borghesia, intellettuali italiani e politica culturale del Partito Comunista d'Italia, «Il Ponte», n. 5-6, 1985, e La passione e l'algebra. Amadeo Bordiga e la scienza della rivoluzione, Torino, 1994.

Il volume è scaricabile anche dal sito della Fondazione Amedeo Bordiga.

Data di modifica: 17 Gennaio 2026