Il carico tossico - The toxic burden
documentario, Italia-Francia, 2014, 74', colore
Regia di Patrizia Marani

Cosa sono le
allergie e come mai sono sempre più diffuse? Secondo alcune statistiche, più di un quarto della popolazione europea ne soffre, tanto che ormai è quasi d’obbligo, quando invitiamo qualcuno a casa nostra, chiedere se il nostro futuro ospite abbia allergie o meno soprattutto poi se a casa abbiamo un cane o un gatto. Non così in passato invece, basti pensare che solo un secolo fa non esisteva neppure il concetto di allergia. Purtroppo, e chiunque sia affetto da allergia lo sa, la medicina non aiuta, al massimo interviene per attenuare i sintomi ma senza possibilità di guarigione e senza ricevere alcuna spiegazione. Al massimo ci si sente dire che per qualche strana ragione il sistema immunitario sbaglia prendendo innocui pollini per feroci aggressioni esterne mentre le cause vengono genericamente attribuite ad una predisposizione genetica – i tuoi genitori sono soggetti allergici? Bene, lo sarai anche tu e senza possibilità di guarigione.

Quando mi sono trasferita a Bangkok per qualche anno, la città era così inquinata che ero pienamente consapevole che la mia generazione e quella di mia figlia erano delle cavie in un esperimento globale con la salute della gente. […] il film vuole dare potere allo spettatore attraverso la conoscenza, metterlo al corrente della ragione per cui si ammala, del perché una società che promette la vita eterna o addirittura un’eterna giovinezza in realtà ci porta a una vecchiaia fatta di terribili malattie e disabilità, e ad una moltitudine di bambini malati. Patrizia Marani



DUE RECENSIONI

Con il documentario
The toxic burden (Carico tossico), la regista, giornalista e allergica Patrizia Marani,  ha cercato risposte più esaurienti su cosa siano veramente le allergie e perché le persone che ne soffrono sono in costante crescita. Per farlo è partita per un viaggio tra Europa e Stati Uniti incontrando le personalità più autorevoli in materia. Il quadro delineato da queste interviste è ben diverso dalle non-spiegazioni abitualmente addotte su questo problema. Usando le parole chiare ed efficaci di Shanna Swan, ricercatrice del Mount Sinai Medical Centre, “Noi siamo le cavie involontarie di un esperimento globale che dura da una sessantina d’anni durante i quali sono stati immessi nell’aria, nel cibo che ingeriamo, nell’acqua che beviamo migliaia e migliaia di composti chimici la cui sicurezza non è mai stata testata, e di cui la scienza sta scoprendo vieppiù la tossicità”. L’allergia sarebbe quindi una malattia ambientale né più né meno di quello che accade con l’amianto. Una reazione ad un “carico tossico” a cui il corpo è sottoposto abitualmente e costantemente e che un numero sempre maggiore di persone non riesce più a tollerare. E mentre si chiarisce quanto questo carico di inquinanti sia diffuso e pervasivo si delineano anche strategia di difesa e protezione che chiunque può e dovrebbe mettere in atto, anche i non allergici.

Un documentario, quello di Patrizia Marani, dal titolo che va chiarito. «Letteralmente si traduce con “il carico tossico”» – spiega la regista e giornalista presente durante la proiezione al festival CinemAmbiente, in riferimento al peso della tossicità proveniente dall’esterno e che l’uomo è costretto a portare dentro di sé. Una pellicola molto curata, che non lascia spazio a dubbi: sembra di assistere ad una vera e propria lezione sul fenomeno dell’allergia, sulla sua origine e sulle diverse cause probabili, il tutto accompagnato dalla precisione delle voci di esperti e ricercatori delle maggiori università europee e americane.

Sara Panarella
fonte: eHabitat


Di cosa parla il film? Del paradosso con cui oggi siamo costretti a convivere: giunti nel ventunesimo secolo
sembra si sia aperta una voragine tra l’uomo e la natura. Per esempio, com’è possibile che i pollini, simbolo per eccellenza della vita, siano diventati un nemico? A questa e ad altre domande si cerca durante tutta la proiezione di trovare risposte con una grande forza comunicativa perché, in primo luogo, è la regista stessa a voler capire cosa c’è dietro la malattia dei secoli dell’industrializzazione. Genetica? Epigenetica? Quale ruolo ha il cambiamento climatico? Si analizza in maniera dettagliata ogni aspetto e si mette a disposizione del pubblico, esperto e non di chimica e biologia, un ventaglio di dati e nozioni utili a suscitare il desiderio di opporsi ad una politica del consumo che ci avvelena.

Il senso di “The Toxic Burden” è tutto qui, nelle parole di Shanna Swan, ricercatrice del Mount Sinai Medical Centre: «noi siamo le cavie involontarie di un esperimento globale che dura da una sessantina d’anni, durante i quali sono stati immessi nell’aria, nel cibo che ingeriamo, nell’acqua che beviamo migliaia e migliaia di composti chimici la cui sicurezza non è mai stata testata, e di cui la scienza sta scoprendo vieppiù la tossicità ». E da questa affermazione bisogna ripartire per avere maggiore consapevolezza sul tema, per avere la capacità di opporsi e rivalutare il proprio stile di vita.

Angela Conversano
fonte: ecodallacittà