Si è concluso, il 5 giugno, CINEMAMBIENTE di Torino. Giunto alla sua 20a edizione, il Festival CinemAmbiente presenta in rassegna i migliori film ambientali a livello internazionale.
E' il festival di riferimento per Cinema e Ambiente di Vittorio Veneto. Da questa importante vetrina, attinge stimoli e proposte per ciò che proporrà al pubblico.

Nel festival di quest'anno sono stati premiati due film, uno cinese e l'altro francese che hanno in comune un prodotto della produzione umana: la plastica.
Ve li segnaliamo, sperando che trovino una distribuzione in Italia che ci permetta di vederli a Cinema e Ambiente di Vittorio Veneto 2018.


Premio Asja.energy al miglior documentario internazionale
a Plastic China di Jiu-liang Wang (Cina 2016, 82’)
Con la seguente motivazione:

Che cos’hanno in comune le discariche, la vita degli oceani e i corpi degli esseri umani vulnerabili? Molto spesso, la plastica. La geografia della plastica è una geografia corporea di diseguaglianze, di paesaggi periferici e di persone marginali. Raccontare queste storie invisibili è un atto di resistenza fisico e politico.




La Cina è il maggiore importatore di rifiuti in plastica provenienti dal Giappone dalla Corea, dall’Europa e dagli Stati Uniti e nel paese sono presenti 30 città mpegnate nel riciclo in villaggi come Sichuan, dove è ambientato il film.
Luogo principale: una piccola fabbrica addetta alla lavorazione e al riciclo della plastica;
vicende: la quotidianità dei lavoratori e delle famiglie, con al centro la storia di Yi-Jie, una ragazzina di undici anni che lavora in un impianto di riciclaggio a fianco di Peng, suo padre e quella di Kun, ambizioso capo della struttura.
Attraverso lo sguardo e i gesti ripetitivi di coloro che maneggiano quotidianamente i rifiuti plastici provenienti da tutto il mondo, si delinea un'analisi sui consumi e la cultura nati dalla globalizzazione.
Al tempo stesso viene data voce a una comunità di lavoratori pressoché invisibile, immersa nella spazzatura e lontana dai riflettori televisivi. Al suo interno si condividono fatica e povertà ma anche sogni di istruzione, di difesa della salute e di diritto a un avanzamento sociale come per chiunque altro.
Plastic China fornisce poche informazioni sulla legislazione e sul lavoro della plastica, accenna al salario di Peng e al pagamento delle tasse in pochi passaggi, lasciando uno spazio vuoto. Il film, infatti, suscita interrogativi fondamentali senza, però, dare risposta, poiché lo scopo fondamentale è mostrare un quadro completo della quotidianità degli abitanti dei villaggi in plastica, così da suscitare una profonda riflessione nello spettatore.

Premio Smat al miglior documentario One Hour 
a Océans, le mystère plastique di Vincent Perazio (Francia 2016, 53’)
Con la seguente motivazione:

Tutti sappiamo che il sesto continente è un continente di rifiuti plastici nel mezzo dell’Oceano Pacifico, con estensioni nel Nord e nel Sud dell’Oceano Atlantico. Questo film, però, mette in luce i pericoli nascosti delle microparticelle di plastica degradata, che sono ancor più pericolose perché contenute in tutto ciò che assorbiamo. Un approccio scientifico e facilmente comprensibile a un problema apparentemente irrisolvibile. Per il momento?