Il mercato? E’ legge anche nel bosco: lo fa (o lo lascia) avanzare in montagna, dove la manutenzione dei pascoli è troppo faticosa e poco redditizia, ma lo riduce al minimo in pianura, perché i prezzi del legno di pioppo sono scesi al livello degli anno Ottanta.Sul totale del territorio, le foreste avanzano, come anche Mount City ha riferito qualche settimana fa, registrando l’annuale rapporto dell’Ente Regionale per lo sviluppo dell’Agricoltura e delle Foreste. Ma, appunto, non tutte e non sempre e dovunque. In Lombardia  i boschi  sono arrivati ad occupare 625.906 ettari, raddoppiando la loro estensione rispetto a mezzo secolo fa.
Crescono soprattutto in montagna: il 79% , contro il 13 della collina e meno dell’8% in pianura. E qui, tra Oglio, Mincio, Po, Adda e Ticino, mentre la foresta planiziale di secoli fa, composta da querce, olmi, aceri, ontani e frassini, oggi cresce solo in alcune zone e con un certo sforzo,  i pioppeti stanno scomparendo, o quasi. “Il grande bosco di pioppi oltre l’argine maestro” di Don Camillo e Peppone non c’è più. Gli alberi spilungoni che fanno da ali verdi al Po e al Ticino sono diminuiti del 77% negli ultimi due anni, passando da 13.589 ettari a 3.158.
E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti regionale sulle dichiarazioni delle superfici coltivate in Lombardia. “Noi li abbiamo ancora, in golena, vicino al Po, sono terreni vocati a questo tipo di coltivazione – spiega Angelo Malaspina, con una trentina di ettari a pioppi a Mezzana Rabattone, in provincia di Pavia – In zona un tempo i pioppeti erano più diffusi, oggi molti li hanno tolti anche per l’andamento poco favorevole dei prezzi di mercato: un bosco viene pagato 7 euro al quintale, siamo praticamente ai livelli di 30 anni fa”. Comunque in Lombardia resiste ancora un patrimonio di oltre 900 mila alberi usati sia nell’industria del legno che in quella della carta. “In questo periodo le quotazioni variano dai 45 ai 65 euro a pianta: dipende dalla qualità, dalle dimensioni e dal mercato” spiega Gianfranco Baboni, 53 anni, che coltiva pioppi su una superficie di 55 ettari a Marcaria (Mantova).
I tronchi hanno tre destinazioni principali: la parte più nobile viene sfogliata e serve per produrre il compensato, una parte serve per fare carta, imballaggi e truciolati, mentre ciò che rimane è trasformato in cippato per la produzione di energia. In Lombardia le maggiori concentrazioni di pioppi si trovano nelle province di Mantova con 1.409 ettari, Pavia con 1.077, Cremona con 325, Lodi con 179, Milano con 108, Brescia con 40 ettari, Varese con 13, Sondrio con 3, Monza e Brianza con meno di 2 ettari, Lecco con un ettaro e Bergamo con mezzo ettaro che ha il record negativo con un crollo del 95%, visto che solo due anni prima erano più di 9 ettari coltivati.  Cali decisi – spiega la Coldiretti Lombardia – riguardano però quasi tutte le province: Mantova ha perso il 60% dei boschi, Pavia l’84%, Cremona il 79%, Lodi l’81%, Milano l’83%, Brescia il 66%, Varese il 44% e Monza il 33%. Stabile Sondrio mentre Lecco mentre Lecco guadagna qualcosa passano da 0,2 a 1,2 ettari. Ma è troppo poco per riavere tutti i boschi del Mondo Piccolo di Giovannino Guareschi.

Laura Guardini

da: Mount City - Vivere la montagna da zero a ottomila