Il tecnico della Tepco
Un tecnico della Tepco, interpellato da una fonte del Corriere (entrambi hanno chiesto l’anonimato, a dimostrazione della difficoltà del momento), suggerisce uno scenario gravissimo: «Il foro è il risultato della fusione del nocciolo. E sta a significare che il materiale radioattivo ha la possibilità, se ancora attivo, di tracimare nell’ambiente». Insomma, un ipotetico scenario da «Sindrome cinese», con l’uranio che «scioglie» qualunque ostacolo cerchi di trattenerlo, sprofondando nella roccia sottostante e inquinando irrimediabilmente — almeno nei tempi umani — l’ambiente naturale.
I robot
Tatsuhiro Yamagishi, portavoce ufficiale della Tepco, parlando con l’Afp, propone una visione meno catastrofica. Quel foro che ha fatto sprofondare una grata metallica alla base della vasca di contenimento, spiega, «può essere stato causato dalla caduta di materiale fuso. Ma a questo stadio possiamo solo fare ipotesi». Peraltro, tecnici e politici giudicano un «passo essenziale» l’aver identificato per la prima volta dal 2011 tracce di combustibile esausto in uno dei reattori danneggiati. Finora, proprio a causa delle forti radiazioni, tutti i robot inviati alla ricerca delle barre di uranio si erano rotti prima di riuscire a dare qualche risposta. Tuttavia, i 530 sievert misurati nel reattore numero 2 — il più devastato — non permetteranno ispezioni superiori alle due ore prima della distruzione dei circuiti a causa delle emissioni. Dunque, la realtà è questa, confermata anche dal governo di Tokyo: i tempi si allungano (Tepco prevede che i lavori di bonifica delle scorie non cominceranno prima del 2021 per concludersi dopo almeno 40-50 anni, ma Greenpeace contesta: «Tecnicamente improbabile») e i costi lievitano, fino alla cifra di 170 miliardi di euro. «Avere un’idea della situazione all’interno dei reattori — ha detto il ministro dell’Economia Hiroshige Seko — è un primo passo nella giusta direzione. Metteremo a disposizione di questa impresa tutte le risorse umane, scientifiche e tecnologiche a disposizione».
La storia

Basteranno? Dal disastro di Chernobyl (1986), l’incidente di Fukushima si sta dimostrando di gran lunga il peggiore della storia dell’energia dall’atomo. Tre (su sei) i reattori coinvolti. Tutti, a detta degli esperti, hanno sofferto un qualche tipo di fusione. A parte il numero 2, negli altri vascelli la presenza di materiale fuso non è stata ancora localizzata. A marzo nuovi robot tenteranno di entrare nei reattori per trovare resti di uranio a sei anni esatti da quando lo tsunami, con onde alte dieci metri, ha provocato quello che in teoria non sarebbe mai dovuto accadere. «Abbiamo paura — dicono dal Giappone — perché la verità, ogni giorno che passa, appare peggiore della più terribile delle fantasie».