La scoperta fondamentale di Lysenko

di Eros Barone

Fonte: www.resistenze.org

"Solo la dialettica ci salverà"
J. Gabel, La falsa coscienza

1. Darwinismo vs lamarckismo

Trofim Denisoviĉ Lysenko (1898-1976) è stato ed è tuttora un classico bersaglio della polemica anticomunista che, prendendo spunto dall’assunzione imperativa delle sue teorie biologiche da parte del potere sovietico nel periodo che va dal 1948 al 1964, ne ha fatto il prototipo, a caso invertito, del processo intentato dal potere ecclesiastico contro le teorie astronomiche di Galileo. Come è noto, Lysenko, ispirandosi al progetto di una nuova genetica elaborato dall’agronomo Ivan Mičurin (1855-1935) con l’intento di superare le posizioni dei «nipotini» di Mendel, respingeva la genetica classica basata sul principio secondo cui tutte le caratteristiche degli organismi sono il risultato di geni ereditari, sostenendo l’idea secondo cui è invece l’ambiente che conduce allo sviluppo di caratteristiche adattative (come, ad esempio, la cecità nelle talpe che vivono costantemente al buio), caratteristiche le quali possono essere trasmesse alle generazioni successive. Questa teoria dell’evoluzione, originariamente propugnata dal celebre naturalista francese Jean-Baptiste Lamarck agli inizi del XIX secolo, collimava perfettamente con la concezione filosofica del materialismo dialettico incentrata sulla priorità dell’influenza esercitata dall’ambiente sulla costituzione e sul comportamento dell’individuo.

La disputa tra gli assertori delle conquiste della teoria genetica e i seguaci dell’ipotesi di Lamarck aveva, del resto, in Unione Sovietica origini lontane.
I caratteri acquisiti sono trasmissibili? L’ambiente influisce direttamente sull’evoluzione biologica? Lysenko sostenne di sì e chiamò la sua teoria mičiurinismo in omaggio a Mičiurin, il qua­le verso la fine dell’Ottocento aveva ottenuto importanti risultati pratici con gli alberi da frutto. La teoria venne però interamente costruita da Lysenko e dal filosofo Prezént. A questo proposito, può essere interessante ricordare come lo stesso Stalin, in una sua opera giovanile intitolata Anarchia o socialismo?, composta di una serie di articoli pubblicati tra giugno e luglio del 1906 nel giornale «Akhali Tskhovreba», si fosse riferito a tale controversia, mostrando la sua propensione per la posizione dei fautori dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti. «Il sistema periodico degli elementi di Mendeleev», egli notava in quell’occasione, «dimostra chiaramente la grande importanza che ha nella storia della natura il prodursi di cambiamenti qualitativi da cambiamenti quantitativi. Questo è dimostrato anche in biologia dalla teoria del neo-lamarckismo, che sta soppiantando il neodarwinismo». Nella stessa opera Stalin sottolinea acutamente la debolezza del darwinismo, che consiste nel fatto che «…il darwinismo non respinge soltanto i cataclismi di Cuvier, ma anche lo sviluppo dialetticamente concepito, comprendente la rivoluzione, poiché dal punto di vista del metodo dialettico, l’evoluzione e la rivoluzione, il cambiamento quantitativo e quello qualitativo, sono due forme necessarie di un solo e stesso movimento». Merita di essere ricordata altresì la posizione di Anatolij Lunačarskij, commissario del popolo per l’istruzione pubblica, il quale era talmente convinto dell’incompatibilità della genetica con il marxismo-leninismo da farsi promotore della realizzazione di un film, di cui egli stesso scrisse il commento, sul naturalista austriaco Kammerer, che aveva creduto di dimostrare l’ereditarietà dei caratteri acquisiti.

2. La rinascita del lamarckismo
Questi primi tentativi di stabilire una forma di contatto tra la dialettica, da una parte, e la biologia e la genetica, dall’altra, provocarono un’ampia discussione, che si concentrò quasi immediatamente attorno alla questione della ‘riducibilità’ della forma biologica di movimento della materia alla forma fisica e chimica: una questione particolarmente importante e delicata, dal momento che coinvolgeva il problema della natura e dello statuto del metodo dialettico nelle sue relazioni con i metodi specifici di ricerca. Fu su questo problema, per l’appunto, che divampò con accenti particolarmente aspri, non solo tra i filosofi ma anche tra i biologi, la disputa tra i ‘meccanicisti’ e i ‘dialettici’. Così, dopo la morte di Lenin i teo­rici sovietici si divisero in due scuole: da un lato, per l’appunto, i dialettici che, gui­dati da Abram Moiseevič Deborin (1881-1963), in­terpretavano il materialismo dialettico come una ‘filosofia’ i cui antecedenti storici andavano rintracciati nella dialettica hegeliana e nel materialismo feuerbachiano; dall’altro, i meccani­cisti che, guidati da Aukadij Limenl’vi Timirijzev (appoggiato da Bucharin), in­terpretavano il materialismo dialettico come una ‘scienza’ alla quale spettava il compito di estendere le leggi elabo­rate dalle singole discipline specialisti­che a tutto il complesso di fenomeni concernenti l’essere e il pensiero, talché, in base a siffatto punto di vista, la concezione materialistica veniva a coincidere con l’insieme delle conclu­sioni ultime e più generali della scienza contemporanea. Così, la serrata polemica che i biologi, aderenti al gruppo di Deborin, condussero contro le ristrette posizioni dei meccanicisti in fatto di ereditarietà e variazioni, cominciò ben presto a indirizzarsi contro quella particolare varietà di meccanicismo, che venne battezzata con il curioso termine di «meccanolamarckismo».
Per quanto riguarda l’Occidente, nella letteratura scientifica si è vista rifiorire, come ai tempi di Lysenko, l’idea neo-lamarckiana. Piaget per esempio, nel suo Biologie et connaissance (1966), si fa propugnatore della rinascita dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti e questo in nome del rifiuto dell’atteggiamento ferreamente deterministico della genetica molecolare. All’altro estremo si trovano naturalmente i sostenitori del darwinismo stretto, che fanno anch’essi appello ad un finalismo rigoroso, quello di una selezione manichea che guida su un cammino stretto tutte le forme di vita, ivi comprese le sue implicazioni sociali. I sociobiologi utilizzano perciò in nome del darwinismo gli stessi princìpi informatori dei seguaci del trasformismo lamarckiano. A prima vista, questo potrebbe sembrare contraddittorio, ma basta leggere le infiammate dichiarazioni di Lysenko nella sua Agrobiologij, nella quale si proclama fervente discepolo di Darwin pur “dimostrando” l’ereditarietà dei caratteri acquisiti, per capire che questi due atteggiamenti sono antitetico-speculari. In realtà, Lysenko fu tutt’altro che un ciarlatano prono al potere e strumento passivo della sua propaganda ideologica, come vorrebbero far credere i suoi denigratori. Egli fu certamente uno scienziato organico al potere socialista sovietico e attento alla traduzione pratica delle sue teorie biologiche sul terreno delle concrete politiche agricole, ma fu anche un valente ricercatore, come dimostra la sua fondamentale scoperta della “vernalizzazione”, che influenza ancora oggi la biologia vegetale.

3. La scoperta della “vernalizzazione”
Per comprendere l’importanza teorica e pratica della “vernalizzazione” occorre tenere conto del fatto che i contadini sovietici coltivavano quello che viene chiamato grano invernale – un grano che, piantato in autunno, germoglia prima delle temperature glaciali e rimane dormiente finché il suolo non si riscalda in primavera, periodo nel quale fiorisce. Il grano invernale non è in grado di fiorire e successivamente produrre grano in primavera a meno che non attraversi un periodo di tempo freddo durante l’inverno. Come è noto, gli ultimi anni Venti del secolo scorso erano stati disastrosi per l’agricoltura sovietica, poiché inverni insolitamente caldi avevano distrutto le pianticelle di grano invernale – pianticelle sulle quali i contadini contavano per produrre il grano che avrebbe sfamato milioni di persone. Lysenko lavorò senza sosta nel tentativo di salvare il raccolto rimasto e per trovar la maniera di far sì che in futuro gli inverni caldi non provocassero carestie. Scoprì che se, prima di piantarli, collocava semi di grano invernale in un congelatore, poteva indurre tali semi a germinare e a fiorire senza averli realmente sottoposti ad un inverno prolungato. In questa maniera, consentì ai contadini di piantare il grano in primavera, e in buona sostanza salvò i raccolti nel suo Paese. Lysenko chiamò il processo “vernalizzazione”, termine che oggi definisce in generale qualsiasi trattamento con il freddo, sia naturale sia artificiale. Anche altri scienziati sapevano che alcune piante necessitavano di un clima freddo per fiorire, ma Lysenko fu il primo a mostrare che il processo poteva essere innescato artificialmente. Per fornire un raccolto, molte piante hanno bisogno delle fredde temperature invernali; molti alberi fioriranno e daranno frutti in séguito ad un inverno freddo, e i semi di lattuga e di ‘arabidopsis’ (pianta, quest’ultima, che non ha alcuna particolare importanza agronomica, ma è molto studiata in quanto viene utilizzata come organismo modello per le scienze vegetali) germogliano soltanto dopo un’ondata di freddo. Sennonché il vantaggio ecologico della vernalizzazione è evidente: assicura che in séguito al freddo dell’inverno una pianta germogli o fiorisca in primavera o in estate, e non durante altre stagioni dell’anno, nelle quali la quantità di luce e la temperatura non sarebbero, comunque, in grado di sostenere la crescita delle piante.

4. Materialismo dialettico, biologia e “vernalizzazione”
«L’insegnamento di Mičurin è un darwinismo costruttivo, - scrive Lysenko, - comprende lo sviluppo non come evoluzione piana, ma come generazione, nelle viscere di ciò che è vecchio, di un principio di qualità nuova in contraddizione con esso, come accumulazione graduale quantitativa delle particolarità di questo principio che, nel processo della lotta con la vecchia qualità, si trasforma in qualità nuova, sostanzialmente distinta da un insieme di caratteristiche e che ha proprie e differenti leggi di esistenza». Da ciò deriva che l’impossibilità di osservare nella realtà una serie ininterrotta e continua di forme vegetali non dipende da una loro presunta scomparsa in seguito alla lotta per l’esistenza, ma dal fatto che una linea di sviluppo ininterrotta di tal genere, che non presenti radicali cambiamenti qualitativi, non esiste né può esistere, sicché la famosa questione dell’“anello mancante”, croce e delizia del darwinismo ortodosso e cavallo di battaglia dell’antidarwinismo creazionista, risulta essere un falso problema. Per tornare alla scoperta della “vernalizzazione”, diamo ancora una volta la parola al suo autore, il quale rileva quanto segue: «Nel nostro caso è necessaria l’azione delle condizioni autunnali e invernali per due, tre, quattro generazioni di grano duro. In questi casi il grano duro può trasformarsi in grano tenero con un salto senza che vi sia alcuna forma intermedia di passaggio fra queste due specie». L’importante conseguenza pratica, che sgorga da questa impostazione della teoria della formazione delle specie, consiste pertanto nel fatto che la pratica agricola è capace di trasformare in un tempo relativamente breve una specie in un’altra, creando specie utili all’uomo.

5. I limiti della matematizzazione e la rivincita della dialettica
Dal punto di vista epistemologico, è poi doveroso osservare che la ricerca di princìpi esplicativi il più possibile generali e la difficoltà di giungere per questa via a risultati del tutto soddisfacenti e universalmente ammessi è una caratteristica della biologia. L’aspirazione alla sintesi che questa ricerca esprime, aspirazione che è una delle forme della ricerca della certezza, si manifesta qui altrettanto che nelle scienze considerate più esatte. Tuttavia, le possibilità di giungere a princìpi esplicativi la cui validità sia insieme rigorosa e generalissima appaiono in biologia molto più ristrette che in fisica. Gli equivalenti, nell’ambito specifico del vivente, di leggi come quella della gravitazione o della rifrazione ottica o del principio di conservazione, così come li si utilizza efficacemente in fisica, restano infatti ancora da scoprire. Il primo principio trasformista di Lamarck, che ammette la trasmissione dei caratteri acquisiti, aveva senza dubbio un campo di applicazione potenziale molto ampio e non abbastanza preciso, permettendo, come è stato mostrato dal “caso Lysenko”, un’utilizzazione altrettanto ampia e generica come prova della verità filosofica e dell’efficacia euristica del materialismo dialettico (utilizzazione chiaramente funzionale alla consacrazione dell’autorevolezza e del prestigio del potere sovietico). D’altra parte, restando nello stesso ordine d’idee, è ormai da escludere che, dopo le ricerche sul genoma e le manipolazioni dello stesso, il dogma deterministico della biologia molecolare, che esclude totalmente ogni effetto di origine somatica sul germe, conservi lo stesso carattere rigoroso. Resta, peraltro, vero che non è affatto evidente che le formulazioni quantitative che hanno dato così buoni risultati in fisica debbano prevalere anche nelle scienze biologiche (e ‘a fortiori’ umane), in cui la complessità, la variabilità e l’imprecisione delle osservazioni possono renderle inutilizzabili o prive di interesse.
Infine, per quanto riguarda i rapporti tra la filosofia e la scienza in Unione Sovietica, occorre sottolineare che la tesi secondo la quale la prima avrebbe soffocato la seconda, oltre a non avere il benché minimo fondamento, falsifica completamente i dati reali, perché non vi è alcun dubbio che l’Unione Sovietica abbia realizzato progressi senza precedenti nella cultura, nell’istruzione e nella scienza (nonché, in determinati periodi, anche nella produzione), sino a diventare un punto di riferimento non solo per il movimento operaio internazionale, ma per i migliori intellettuali e scienziati occidentali.
Stephen Jay Gould, il quale ha fornito un importante contributo alla teoria dell’evoluzione, è uno dei pochi scienziati dell’occidente che hanno apertamente riconosciuto il parallelo tra la sua teoria degli “equilibri punteggiati” e il materialismo dialettico. Nel suo libro Il pollice del panda ha scritto quanto segue: «Se il gradualismo rappresenta un prodotto della cultura occidentale, piuttosto che un fatto di natura, allora dovremo cercare una nuova filosofia del cambiamento per allargare il nostro orizzonte oltre i confini del pregiudizio. In Unione Sovietica, ad esempio, gli scienziati si basano su di una teoria del cambiamento completamente diversa: le cosiddette leggi della dialettica riformulate da Engels sulla filosofia di Hegel. Le leggi della dialettica hanno molto in comune con il concetto di equilibrio per punti. Esse parlano ad esempio della “trasformazione di quantità in qualità”. Questo potrebbe apparire confuso, ma suggerisce che i cambiamenti avvengono attraverso grandi salti in seguito ad una lenta accumulazione di sforzi a cui il sistema oppone la sua resistenza fino a che non ha raggiunto il punto di rottura. Scaldate l’acqua e alla fine essa bollirà; opprimete i lavoratori e, dai e dai, scoppierà una rivoluzione. Eldredge ed io siamo rimasti affascinati dalla scoperta che molti paleontologi sovietici sostengono un modello molto simile ai nostri equilibri punteggiati.» Paleontologia e antropologia sono, dopo tutto, separate solo da una sottile parete dalle scienze storiche e sociali, e questo ha implicazioni politiche potenzialmente pericolose per i difensori dello ‘status quo’. Come ebbe ad osservare Engels, più ci si avvicina alle scienze sociali, meno obiettivi e più reazionari essi diventano. È dunque un buon segno che Stephen Gould si sia avvicinato così tanto ad un punto di vista dialettico, nonostante la sua ovvia cautela. Il biologo russo Aleksandr Ivanoviĉ Oparin (1890-1984) nel 1924 scrisse il saggio scientifico Origine della vita . L’opuscolo fu il primo tentativo di approccio moderno all’argomento e aprì un nuovo capitolo nella comprensione della vita. Non fu un caso che, come materialista dialettico, Oparin avesse studiato il problema da una prospettiva originale. Era un inizio coraggioso, all’alba della biochimica e della biologia molecolare. In effetti, la teoria marxista e il materialismo dialettico, così come la ricerca scientifica di avanguardia, sono generosi con chi non si fa intimidire dal fuoco di sbarramento scatenato contro di essi dalla classe al potere e non volta loro le spalle.

Indicazioni bibliografiche
Engels, F., Antidühring, Editori Riuniti, Roma 2012.
Engels, F., Dialettica della natura, Editori Riuniti, Roma 1978.
Geymonat, L., Storia del pensiero filosofico e scientifico, 7 voll., Garzanti, Milano 1976.
Gould, S. J., Il pollice del panda (riflessioni sulla storia naturale), Il Saggiatore, Milano 2001.
Lenin, V. I., Materialismo ed empiriocriticismo, Editori Riuniti, Roma 1978.
Lysenko, T. D., Agrobiologija; sbornik rabot po voprosamgenetiki, selecii i semenovdstva, Sel’chozgis, Moskva 1943.
Müller-Hill, B., I filosofi e l’essere vivente, Garzanti, Milano 1984.
Oparin, A. I., Vozniknovenie i naĉl’noe razvitie žizni, Medicina, Moskva (trad. ingl. Academic Press, New York 1968).
Rosenthal, M. M., Il metodo dialettico marxista, Stampa LITOPOMEL, Roma 1994.
Stalin, I. V. D., Anarchia o socialismo?, Rinascita, Roma 1950.
Zanetti, R. (a cura di), Il caso Lysenko,