Giovedì 11 maggio alle 20.45 a CINEMAZERO il regista CLAUDIO CASAZZA presenta il suo documentario Un Altro Me, Vincitore del Premio del pubblico al Mese del Documentario 2017 e Vincitore del premio Mymovies.it al Festival dei popoli 2016. 
 
L'evento è in collaborazione con I Ragazzi della panchina e e In Prima Persona- Uomini contro la violenza sulle donne

TRAMA

Nella casa di reclusione di Bollate (Milano) ha luogo il primo esperimento italiano di “trattamento intensificato” per responsabili di violenze sessuali. La camera di Claudio Casazza si colloca con circospezione all’interno del centro, aprendo una finestra su un universo disturbante, su cui è difficile soffermare lo sguardo. Giorno dopo giorno, i racconti, le osservazioni, le opinioni degli internati si intrecciano con le sollecitazioni e gli interrogativi posti dagli psicologi. Questi ultimi stabiliscono un contatto con personalità sfuggenti, trincerate dietro alibi e deresponsabilizzazioni, tentando un percorso di cura.



UNA RECENSIONE

Delinquenti sessuali. Di quelli che suscitano solo odio e ribrezzo. Che lasciano segni indelebili nelle loro vittime. Gli “infami”, come dicono in carcere. Eppure esseri umani. Persone che hanno pensieri ed emozioni, oltre alle pulsioni incontrollabili che li hanno trasformati in “mostri”.

Chi li può aiutare a prendere coscienza di ciò che hanno fatto, per non ricadere un giorno nella stessa violenza? Come dare un senso alla loro punizione, che non sia solo vendetta e segregazione, ma anche la possibilità di “mettere a fuoco” se stessi e il proprio rapporto con l'altro?

Ecco il perché di un progetto nato nel carcere di Bollate, per prevenire la recidiva dei sex offenders. Ecco il perché di questo film (distribuito da Lab 80), che mette a confronto condannati, terapeuti e spettatori. Un dialogo a tre voci, in cui ci ritroviamo al centro della stanza-scena, insieme al regista Claudio Casazza, che rimane lì ad ascoltare, semplicemente, rigorosamente, lasciandoci alla mercé di un mondo che di solito rimane fuori campo (rimosso, osceno). E fuori fuoco sono i condannati, che non hanno un volto e una storia, per non correre il rischio di trasformarli in “personaggi”, di esporli al pregiudizio (etico, etnico, estetico...), di ridurli a oggetti di un esperimento sociale.

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