Sezione: Ecologia
Editore: Ecoapuano editore
Pagine: 247
Biblioteca: BFDR-sede di Vittorio Veneto
Anno: 1995
Note: Prefazione di Marcello Palagi. Introduzione di Gianni Tognoni
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Recensione

È impossibile per me pensare alla Farmoplant senza ricordare Luigi Mara, scomparso nel 2016. Ho ritrovato tutta la documentazione che mi aveva consegnato sulla Farmoplant e diverse lettere che mi aveva scritto, nel periodo in cui coordinavo la Campagna Pesticidi di Greenpeace, che denunciava la fabbricazione e l’esportazione di pesticidi tossici nel “terzo mondo”. L’utilizzo di quei pesticidi veniva man mano vietato nei nostri paesi, ma ci tornavano nel piatto come residui sugli alimenti importati, soprattutto quelli tropicali (il circuito dei veleni). I pesticidi inquinavano l’ambiente e intossicavano le comunità attorno alle fabbriche e contaminavano i lavoratori agricoli che certo non vestivano protezioni adeguate nei torridi climi in cui si coltivavano frutta e verdura per i ricchi del nord del mondo. Diffondendo e raccogliendo informazioni e denunce Greenpeace aveva scoperto nel 1990 che la cooperazione governativa italiana donava al Guatemala confezioni di Rogor provenienti dalla Farmoplant di Massa. Questa notizia venne inserita nel libro “Da Bophal alla Farmoplant” (di L.Mara, M.Palagi, G.Tognoni, Ecoapuano, 1995), che raccoglie storia, testimonianze e denunce per il “Tribunale Permanente dei Popoli” che si tenne a Londra dal 28 novembre-2 dicembre 1994, come seconda sessione su “Rischi industriali e diritti umani” (la prima sessione si era tenuta a Bhopal, India, nel nell’ottobre 1992).[1]

Luigi Mara lavorava alla Montedison di Castellanza (VA), un uomo imponente nel fisico e gentile nei modi (sempre quando c’era la possibilità di essere gentili), che aveva perso entrambe le mani in un incidente in laboratorio nel 1967. Difficile raccogliere in poche righe la sua storia e l’immensa eredità di passione e tenacia che ha lasciato: alla fine degli anni ‘60 è stato uno dei lavoratori del “Gruppo di prevenzione e igiene ambientale” del consiglio di fabbrica della Montedison; ha fatto parte della redazione di Sapere diretta da Giulio Alfredo Maccacaro, caro amico e compagno di lotte, con il quale è tra i fondatori di “Medicina democratica, movimento di lotta per la salute”, della rivista Medicina Democratica e di Epidemiologia e Prevenzione. Lavorando all’interno della fabbrica contribuì all’elaborazione del “libretto sanitario di rischio”, su cui si formavano i lavoratori e diventò un esperto della salute in fabbrica, instancabile sostenitore della necessità di rivendicare sempre, specialmente con azioni legali, il diritto dei lavoratori alla salute in fabbrica e fuori, alla dignità contro lo sfruttamento e la disumanizzazione. L’attenzione di Luigi alla conoscenza scientifica è stata costante, anche per poter contestare la scienza “ufficiale”, consapevole della necessità di non fare errori, nemmeno su una formula chimica, e di trovare risposte innovative e adeguate alle necessità dei lavoratori. «Uno dei momenti più importanti che segnò la vita del Movimento di lotta per la salute fu l'affermazione del MAC ZERO, ovvero l'affermazione che per qualsiasi cancerogeno non può esistere un valore di soglia, al di sotto del quale non vi sia rischio oncogeno per le persone esposte. L'unico limite ammissibile è quello pari a zero. Tale concetto straordinariamente rivoluzionario per l'epoca, attraverso le continue lotte dentro e fuori le fabbriche, venne portato proprio da Luigi all'interno della aule giudiziarie. Fu un percorso difficile che diede però i suoi frutti a lungo termine, basti pensare che per la prima volta in Italia il 4 novembre del 2010 la Suprema Corte di Cassazione, Sez. IV Penale (n. 38991), nel noto processo penale a carico dei vertici della società Montefibre, sancì dal punto di vista giurisprudenziale proprio quel concetto, affermando che i TLV possono valere per il datore di lavoro solo quale semplice soglia di allarme entro la quale rientrare immediatamente. Non esiste cioè alcun limite di innocuità per i cancerogeni conclamati, perché ciò sarebbe anticostituzionale, non andando a coprire per esempio la fascia di quei soggetti iper-suscettibili alle diverse sostanze tossi-cancerogene. A Luigi va sicuramente riconosciuto il merito di aver portato la collettività, uomini e donne, all'interno delle aule giudiziarie, perché ben sapeva che non vi può essere prevenzione dai rischi e dalla nocività senza la concreta partecipazione dei diretti interessati.» (da Altronovecento, Numero 31, Marzo 2017, Luigi Mara (1939-2016). Le lotte per la salute e l’ambiente. Intervento di Laura Mara).

Che dire di più di Luigi Mara? Che mancano, soprattutto in questo periodo in cui si ricorda l’incidente della Farmoplant la sua esperienza, la finezza del suo ragionamento, le sue curiosità. Sarebbe stato bello portarlo alla Scuola Superiore Meucci di Massa, dove i ragazzi imparano, tra l’altro, elettronica ed elettrotecnica, meccanica, meccatronica ed energia, amministrazione, costruzioni, ambiente, territorio. Il prossimo anno 2018-2019 si svolgerà un’attività di formazione e coinvolgimento “dalla scuola alla città” sulla bonifica dell’area della zona industriale, progetto finanziato dalla legge toscana sulla partecipazione, che vedrà molti esperti e ricercatori lavorare con i ragazzi per ricordare, imparare, costruire un futuro migliore per l’ambiente e la salute.


Il lavoro di Medicina Democratica a Massa Carrara
(da Medicina Democratica numeri 227-230, maggio/dicembre 2016)

A Massa Carrara dagli anni ‘70 abbiamo svolto come Medicina Democratica un’attività ultradecennale. Ecco alcuni fatti salienti accaduti: 1) a seguito dell’incendio del Magazzino del pesticida Mancozeb alla Farmoplant di Massa (1979), assieme alla popolazione, MD dà vita all’“Assemblea permanente di Massa Carrara”; 2)- dopo l’esplosione dell’impianto del pesticida Rogor (1988), l’ Assemblea permanente attuò un presidio davanti alla fabbrica, realizzando una struttura fisica presso la quale la popolazione auto organizzata effettuava un controllo, 24 ore su 24, sulle attività inquinanti della fabbrica, promuovendo al contempo iniziative e dibattiti e dotandosi di strumenti di comunicazione (pubblicazioni, volantini, manifesti, documenti, quaderni, libri), così alla fine ottenendo la condanna dei responsabili, pur con pene irrisorie rispetto ai danni prodotti; 3)- non è da trascurare il fatto che proprio a seguito del successo delle iniziative sopra accennate si riuscì a far smantellare quella fabbrica di morte, elaborando al contempo un progetto presentato alla CEE per la realizzazione di un Centro di Ricerche per lo sviluppo delle tecniche di bonifica dei siti inquinati, proprio a partire dallo stabilimento della Farmoplant/Montedison di Massa Carrara così rispondendo concretamente alla richiesta di riconoscimento del diritto al lavoro dei lavoratori dello stabilimento. Il progetto fu accolto positivamente dai responsabili della Comunità Europea che si dichiarano disponibili a finanziarlo per l’80% a fondo perduto. Senza entrare nei dettagli del boicottaggio attuato da parte delle autorità italiane contro la realizzazione del progetto, si sottolinea che, anche in quella situazione, Medicina Democratica è riuscita a tenere assieme tutti i soggetti sociali coinvolti per ben oltre un decennio, inclusi gli anarchici, che per la prima volta sono andati a votare sostenendo il quesito del referendum proposto dal Comitato costituito dall’ Assemblea permanente di Massa Carrara, da Medicina Democratica, dalle ACLI locali e da Democrazia Proletaria, contro tutti gli altri partiti, tutti i sindacati, la lega delle cooperative, la Curia, la Montedison e la Confindustria. Referendum vinto con oltre il 77% dei voti da parte della popolazione a rischio. Si è trattato del primo referendum in Italia di questa natura, finalizzato alla chiusura di una fabbrica di morte. Venne fatta chiudere anche l’ANIC di Carrara, che dal 1984 aveva inquinato il territorio con diossine emesse dagli impianti di produzione dell’erbicida “FS1”, e si costrinsero anche le autorità locali ed ENI/ANIC a realizzare le bonifiche ambientali negli anni ‘90.

da: https://www.doppiavoce.com/scienzae/2018/agosto-2018/144-per-un-amico