Sezione: Ecologia
Pagine: 332
Biblioteca: BFDR-sede di Vittorio Veneto
Anno: 1999
Note: Introduzione di Al Gore, Traduzione di Carlo Alberto Gastecchi
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Recensione

Può sembrarci strano, ma la lotta da parte delle associazioni e del mondo scientifico per portare all’attenzione del pubblico argomenti quali la sostenibilità e la tutela dell’ambiente ha avuto inizio solo cinquant’anni fa.

Una delle prime e importanti testimonianze che ci sono state lasciate appartiene a Rachel Carson, biologa marina, zoologa e scrittrice di numerosi libri, tra cui “Primavera silenziosa”,  datato 1962 e diventato un best seller mondiale . Il libro è, prima di tutto, una critica all’uso e abuso di innumerevoli sostanze chimiche pesticide messa in atto negli anni cinquanta, ma è anche una dichiarazione d’amore verso la natura e la vita. La Carson fece una vera e propria inchiesta scientifica e giornalistica, raccogliendo dati da tutto il mondo sulle caratteristiche, quantità ed effetti di alcuni pesticidi come arsenico, dieldrina, clordane e soprattutto  DDT, il più comune e usato negli Stati Uniti, Canada e  paesi di tutti i continenti, inclusa l’Italia. Molte informazioni da lei raccolte non giungono da rapporti governativi o fonti istituzionali, bensì da inchieste e studi  di varie associazioni e soprattutto di università appartenenti agli Stati Uniti, Inghilterra, Australia e altri Paesi Europei. Una delle grandi difficoltà affrontate all’epoca fu quella di raccogliere dati attendibili, considerando anche la grande quantità e varietà di rami scientifici coinvolti (biochimica, botanica, ittiologia, etologia, zoologia, entomologia ecc). La mancanza di analisi specifiche e persone che potessero eseguirle in modo metodico, le inchieste su quantità e composizione delle sostanze di sintesi presenti nelle acque, terreni o organismi viventi, portavano spesso a divergenze di opinioni e dati non sempre attendibili. Per questo motivo è importante tenere in mente che alcune informazioni, seppur numerose, siano da prendere “con le pinze”. Per comprendere meglio la portata del lavoro che intraprese l’autrice, bisogna prima capire quali sostanze sono state prese in esame e quali circostanze culturali, scientifiche e politiche hanno portato alla nascita di questo libro. La Carson pone molta della sua attenzione ad una articolata disamina sulla natura e sull’uso del DDT (dicloro – dipentil  – tricloro – etano): sintetizzato nel 1874 e usato come pesticida dal 1940, è stato uno degli insetticidi più usati nella campagna indetta dal governo americano e spinto dal Dipartimento dell’Agricoltura, finalizzata all’irroramento di migliaia o milioni di ettari di terreni coltivati, foreste, fiumi e laghi per via aerea, con lo specifico scopo di sterminare alcune specie di insetti non nativi del continente seppure stanziali da ormai molti decenni. Il DDT si presenta in forma di polvere o di liquido oleoso: può essere assorbito sia tramite inalazione che per ingestione. La più grande minaccia legata al DDT è la sua capacità di accumularsi in grandi quantità e per tempi prolungati nei tessuti viventi, soprattutto quelli adiposi, attaccando reni, fegato e intestini, distruggendo gli enzimi che servono per la degradazione di tossine e causando degenerazione cellulare. La sostanza  viene passata da un organismo all’altro lungo la catena alimentare facendo vittime tra pesci, insetti, uccelli e mammiferi. Una volta penetrato  nel suolo, il DDT è praticamente impossibile da eliminare; esso non si lega all’acqua, ma viene  trasportato fino al mare  da acque sotterranee e fiumi. Uno dei casi più clamorosi fu registrato sul fiume Colorado, dove le sostanze spruzzate percorsero più di 400 chilometri, raggiungendo il mare e causando la moria di tonnellate di salmoni fino alla quasi completa estinzione. Ironicamente, gli insetti presi di mira non vennero mai debellati e tornarono sempre a volare nell’aria e camminare sul suolo. Altre sostanze come il  clordane e dieldrina sono più tossiche, e quando combinate con il DDT possono causare una combinazione letale agendo sul sistema nervoso e causando spasmi muscolari e convulsioni: tutti sintomi riscontrati durante le stragi di uccelli, scoiattoli o animali domestici che si verificavano a seguito delle operazioni di disinfestazione nelle città o periferie, riferite soprattutto dai cittadini che chiamavano in massa le autorità locali. La maggior parte di casi cronici e fulminei riscontrati negli esseri umani sono stati raccolti dalle testimonianze e analisi su operatori e spruzzatori che maneggiavano il DDT, su piloti degli aerei che effettuavano le operazioni di disinfestazione e su agricoltori che affrontavano malattie improvvise spesso mortali, precedute da perdite di memoria, terrori notturni e dolori. L’associazione Medica  Americana e la Food and Drug Administration scrissero diversi report sulla tossicità delle sostanze insetticide, invitando una maggiore attenzione al loro uso. Nel frattempo, le richieste d’attenzione nella maggior parte delle nazioni non vennero mai accolte fino agli anni settanta e ottanta e il DDT era a disposizione delle case domestiche, usato sulle  piante, nei giardini, negli armadi, e persino sui vestiti. Come se non bastasse, le poche analisi effettuate dal governo erano spesso inconcludenti o ignorate a causa del conflitto tra le leggi federali e quelle statali (appartenenti ad ogni singolo stato federale degli Stati Uniti).  Le analisi sui cibi erano obbligatorie soltanto per la distribuzione ed esportazione tra un stato federale e l’altro, mentre i  limiti legali sulla presenza di sostanze tossiche presenti sulla frutta, verdura e latte (ma non prodotti latticini) poteva variare. I pesticidi disponibili ad uso domestico furono bollati come completamente sicuri per gli uomini o animali a sangue caldo ma letali per gli insetti, visti come pericolosi, sporchi, portatori di malattie e distruzione, una paura che può essere osservata anche attraverso la nascita di un nuovo genere cinematografico tutto americano, figlio degli anni ’50 e ‘60: il film catastrofico sugli insetti giganti. L’autrice venne pesantemente criticata perché le sue analisi attaccavano le fonti di grandi guadagni nell’industria chimica: venne bollata come “donna isterica” che voleva consegnare la terra agli insetti, e tutt’oggi disapprovata poiché i pesticidi da lei citati, nonostante tutto, ridussero drasticamente le epidemie di malaria salvando milioni di vite. “Primavera silenziosa”  non è un vero e proprio libro scientifico, quanto un libro divulgativo e un importante quadro di un’epoca storica che vedeva la nascita e lo sviluppo di una coscienza ecologica. Nonostante sia stato scritto più di 50 anni fa è un libro molto attuale, non tanto per le statistiche o informazioni raccolte, quanto per la confermata incoscienza o insensibilità sull’uso di sostanze chimiche e dei materiali, e sulle politiche economiche che tutt’oggi affliggono l’industria e la società. Nonostante il suo uso sia stato proclamato illegale negli Stati Uniti nel 1972  e nel 1969 in Italia (ma non la sua produzione), il DDT viene tuttora usato in moltissimi paesi subtropicali per combattere la malaria. Inoltre, è ancora presente in alcuni terreni e acque italiane, in particolar modo nel fiume Toce e nei fondali del Lago Maggiore, perché prodotto nello stabilimento di  EniChem Synthesis vicino a Verbania fino al 1997. Un documento sulle analisi svolte può essere consultato.

da: sostenibile.com

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