BIODIVERSITÀ
Dopo l'appuntamento del 6 ottobre dedicato alla cancerogenesi, Cinema e Ambiente propone all'attenzione dei cittadini un secondo tema di fondamentale importanza: la biodiversità
L'inarrestabile industrializzazione e  la diffusione di agenti contaminanti nell'ambiente stanno minacciando la biodiversità.  È necessario, oltre che urgente, proteggere le specie animali a rischio di estinzione e salvaguardare il loro habitat. È il caso del Biancone, il rapace al centro della pubblicazione che verrà presentata giovedì 22 ottobre al Palafenderl di Vittorio Veneto.
In un territorio già fortemente antropizzato e modificato dalle monocolture vitivinicole che ne stanno gravemente compromettendo la biodiversità, la
conservazione attiva di una specie comporta indirettamente la conservazione di molte altre specie dell’ecosistema.
 

giovedì 22 ottobre

PALAFENDERL - via San Gottardo 91 - Vittorio Veneto
ORE 20:45     > è prevista la diretta facebook <

Presentazione del libro
Il Biancone nell’Alto-Trevigiano Biologia e Conservazione
di Roberto Guglielmi
De Bastiani Editore

con la presenza di Francesco Mezzavilla – biologo faunista e Francesco Manzan – delegato LIPU Trevigiana


Il libro presenta i risultati di uno studio ornitologico di campo, effettuato dal 2014 al 2020 nell’Alto Trevigiano, teso a definire la consistenza e la densità di popolazione di una specie a rischio, il Biancone (detto anche “aquila dei serpenti”), un rapace diurno – 1,80 m di apertura alare – in un territorio già fortemente antropizzato e modificato dalle monocolture vitivinicole che ne stanno gravemente compromettendo la biodiversità.

L’Autore, Roberto Guglielmi, naturalista-ornitologo, delegato della sezione LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) di Vittorio Veneto, si è profuso in un intenso sforzo di ricerca, aiutato da alcuni collaboratori, per localizzare, sulla base di scarsi indizi, gli ultimi nidi della specie nell’area indagata. Il biancone si riproduce, con poche coppie, nelle residue forre boscose dei colli trevigiani, risparmiate dalla distruzione che procede ultimamente a ritmo serrato.

Roberto Guglielmi ci conduce verso la scoperta di frammenti di wilderness “a portata di mano”, dove, quasi miracolosamente, vive e si riproduce una cosiddetta specie ombrello, ossia una specie la cui conservazione attiva comporta indirettamente la conservazione di molte altre specie dell’ecosistema.



Servizi degli ecosistemi

«Biodiversità, a che serve? Perché dobbiamo preoccuparcene? Se anche perdiamo una parte di biodiversità quali possono essere le conseguenze per l’intera civiltà umana? Dobbiamo pensare soltanto a quella che è la biodiversità agroecologica? Dobbiamo interessarci soltanto alla perdita di varietà di mele, cavoli, capre e poco altro? L’ecologo ha una visione un pochettino più vasta di quanto possa avere un coltivatore, e volge lo sguardo anche agli ambienti naturali, che hanno due tipi di importanza: uno egoisticamente antropocentrico, l’altro più centrato sulla natura stessa. 
Se vogliamo capire a cosa possono servire alla nostra specie un bosco una savana una palude un fiume o l’oceano stesso, dobbiamo introdurre il concetto di servizi degli ecosistemi. Ci viene d’aiuto, per questo, una definizione: secondo il Millennium Ecosystem Assessment i servizi degli ecosistemi sono i benefici che l’uomo ricava dagli ecosistemi stessi. A loro volta questi servizi sono divisi in quattro grandi categorie: produzione di beni che l’uomo può utilizzare come cibo l’acqua i tronchi degli alberi; regolazione dei cicli naturali come quello del clima o della geologia del pianeta; una funzione di supporto come i cicli dei nutrienti o l’impollinazione. Infine i servizi culturali, più aleatori e difficili da calcolare, come i benefici allo spirito e alla vita culturale in generale.»
MARCO FERRARI - Il valore della biodiversità - il Tascabile

Millennium ecosystem assessment è un programma delle Nazioni Unite, dichiarato operativo nel 2000 e presentato come uno dei cinque principali punti della proposta sustaining our future dall'allora presidente Kofi Annan nel suo Millennium report. Il programma aveva l’obiettivo di analizzare le conseguenze sul benessere umano dei cambiamenti negli ecosistemi e di identificare le basi scientifiche per le azioni necessarie alla conservazione e all’uso sostenibile di tali sistemi e dei servizi resi (acque potabili, prodotti forestali, cibo, controllo delle inondazioni, ecc.). I risultati del progetto di ricerca, contenuti in cinque volumi tecnici e sei rapporti di sintesi, hanno evidenziato che l’azione dell’uomo sta depauperando il patrimonio naturale della Terra a un ritmo tale da minacciare la capacità degli ecosistemi di sostentare le generazioni future.

Queste, in sintesi, alcune conclusioni del Millennium Report:

- Ogni individuo sulla Terra dipende dalla natura e dai servizi che gli ecosistemi forniscono per una vita decorosa e sicura.
- La razza umana, negli ultimi decenni, ha cambiato l’ecosistema in proporzioni che non hanno precedenti, allo scopo di soddisfare la crescente richiesta di alimenti, acqua potabile, fibre ed energia.
- Questi cambiamenti hanno contribuito a migliorare la vita di miliardi di persone ma, allo stesso tempo, hanno fiaccato la capacità della natura di fornire altri servizi essenziali, quali ad esempio la depurazione dell’acqua e dell’aria, la protezione da eventi catastrofici e la produzione di medicinali naturali.   
- Le attività umane hanno condotto la Terra sull’orlo di un’estinzione di massa di innumerevoli specie ed al contempo hanno minacciato il benessere stesso degli individui.
- È più probabile che le misure intraprese per la conservazione delle risorse naturali abbiano successo se le comunità locali ne saranno direttamente responsabili, ne condivideranno i benefici e saranno coinvolte nel processo decisionale.