Dario Dongo

Fonte:  GIFT - 14.03.2024
 
Chi scrive ha deciso di aderire al movimento Pace, Terra e Dignità costituito da Michele Santoro – sulla base dei valori condivisi nel programma qui allegato – in vista delle imminenti elezioni per il Parlamento Europeo che si terranno tra il 6 e il 9 giugno 2024.

Nutriamo la speranza di poter portare a Strasburgo le voci della popolazione che in questi anni né l’Unione Europea né gli Stati membri hanno voluto consultare, prima di assumere decisioni di enorme impatto sulla vita e l’esistenza di noi tutti. A seguire, alcune proposte concrete.

1) PACE

L’Europa costruita sulle ceneri del secondo conflitto globale è oggi sull’orlo di una terza guerra mondiale che non avrà vincitori né vinti, ma solo morti e disastri. I cittadini europei stanno pagando le scelte belliciste dei ‘poteri forti’ con la più grave crisi sociale ed economica degli ultimi 70 anni:

– le sanzioni UE alla Russia e il sabotaggio del gasdotto North Stream hanno provocato una crisi energetica del tutto prevedibile bensì deliberatamente ignorata. (1) La rinuncia al metano russo ci ha costretti a dipendere dall’insostenibile ‘shale gas’, i cui maggiori costi hanno paralizzato ogni settore produttivo in UE

– i 180 miliardi in ‘aiuti dell’Unione Europea all’Ucraina, a cui si aggiungono i generosi ‘aiuti’ degli Stati membri, hanno deviato sull’industria bellica le risorse che andavano invece destinate alla sanità pubblica, l’educazione e la ricerca, il welfare e l’assistenza sociale, le pensioni, l’agricoltura e la sovranità alimentare.

La povertà di massa che ci viene presentata come ‘inevitabile’ ha generato extra-profitti per i colossi finanziari che speculano sulle popolazioni attraverso banche, fornitori di energia, assicurazioni, monopolisti delle commodities agricole, colossi industriali e della grande distribuzione organizzata (3,4).

L’economia di guerra ha finora provocato oltre 750.000 morti, milioni di sfollati e decine di migliaia di disabilità, in nome di un conflitto tra Paesi Terzi che i cittadini europei non hanno mai voluto. Una guerra che si doveva evitare e si deve ora fermare con gli strumenti della diplomazia, per ritrovare un nuovo equilibrio multipolare.

2) TERRA

La sovranità alimentare – intesa come diritto al cibo e alla terra, autodeterminazione e controllo dei mezzi di produzione, valore del lavoro, transizione ecologica sostenuta da aiuti pubblici (5) – è il nostro punto di partenza, in linea con i valori e gli obiettivi condivisi a livello internazionale dal movimento La Via Campesina.

Le politiche agroalimentari europee devono venire riformate anzitutto nei provvedimenti che seguono:

A) #prezzoequo. La direttiva UE 2019/633 sulle pratiche commerciali sleali deve venire riformata in modo da garantire la stima esatta dei costi effettivi di produzione delle derrate agroalimentari in ogni fase della filiera, nei singoli distretti, la trasparenza delle borse telematiche e il divieto di vendite sottocosto (da inserire nella ‘black list’ delle pratiche sempre vietate). I consumatori devono poter conoscere i prezzi riconosciuti agli agricoltori e alle imprese di trasformazione. I controlli devono venire affidati alle autorità deputate ai controlli fiscali (6)

B) Agricoltura familiare e contadina. Le aziende agricole familiari e contadine rappresentano il 94,8% del totale, a livello europeo, ma le loro esigenze vengono tuttora ignorate in nome degli interessi (in conflitto) delle oligarchie agroindustriali, che divorano la gran parte della politica agricola comune, e dei monopolisti di sementi e pesticidi. (7) La Dichiarazione ONU sui diritti dei contadini e dei lavoratori in aree rurali deve trovare applicazione nella PAC mediante redistribuzione sostanziale degli aiuti e semplificazione burocratica sulle (irrinunciabili) condizioni sociali e ambientali. (8) Per consentire loro di curare la terra, i paesaggi e le persone.

C) Agroecologia. La produttività dei suoli, la riduzione dei rischi in agricoltura e di quelli idrogeologici devono venire promosse con aiuti diretti e sostegno al reddito di agricoltori, allevatori e pastori europei. Tali aiuti devono venire precisamente mirati alla conversione delle monocolture in policolture, le rotazioni e le pratiche agronomiche tradizionali, la sostituzione di sostanze chimiche tossiche con i pesticidi e i fungicidi ammessi in agricoltura biologica (con particolare attenzione ai biostimolanti, es. alghe, microalghe e tannini, micorrize), l’economia circolare e il benessere animale (9,10,11). Senza azzardare la deregulation dei nuovi OGM, e la schiavitù dai loro brevetti. (12)

D) Stop al consumo di suolo. L’impermeabilizzazione dei suoli (es. cemento, asfalto) è una causa primaria di perdita di biodiversità e servizi ecosistemici, nonché di aumento dei rischi idrogeologici. Il cemento continua a divorare terreni agricoli e aree naturali, anche per nutrire il business oligarchico dei pannelli solari – che devono invece venire installati su capannoni e altre costruzioni, inclusi i margini di strade e ferrovie – e delle pale eoliche (che devono piuttosto venire installate in mare, a miglia dalle coste). (13) L’Unione Europea deve attuare la strategia di protezione del suolo, dispersa nella legislatura ora al tramonto, con il rigore più assoluto. (14)

E) Informazione al consumatore. Il regolamento (UE) 1169/11 deve venire riformato in modo da garantire l’informazione al consumatore sul Paese ove gli alimenti sono realizzati e quello/i da cui provengono gli ingredienti primari (>50%) e significativi (cioè caratteristici), senza nessuna deroga. (15) È altresì necessario rafforzare e armonizzare le tutele nei confronti dei consumatori allergici e intolleranti, con riguardo sia all’informazione su alimenti venduti sfusi, preincartati e serviti nei pubblici esercizi, sia alle tolleranze nei casi di contaminazioni accidentali (16)

F) Accordi di libero scambio. I ‘free trade agreement’ ultra-liberisti devono venire cambiati, nelle parti che riguardano gli scambi di derrate agricole e alimentari. Bisogna introdurre una clausola di reciprocità a garanzia del rispetto degli standard di sicurezza alimentare, i diritti e l’equo compenso dei lavoratori, la tutela di ambiente e biodiversità. (17) Oltre a una ‘carbon tax’ sui trasporti intercontinentali. I contingenti tariffari devono venire sempre aggiornati ogni anno, tenuto conto delle produzioni agricole e delle esigenze delle singole filiere produttive.

3) DIGNITÀ

Le persone sono al centro del nostro movimento politico che aspira a lottare per la dignità di tutti gli esseri umani, nessuno escluso. In linea con gli obiettivi e le attività portate avanti dall’associazione no-profit Égalité ETS, fondata da chi scrive nel 2019. Dignità significa riconoscere in concreto, a ciascuno, i pari diritti e opportunità che oggi esistono solo sulla carta. Giustizia sociale anziché sporadiche elemosine. All’atto pratico:

A) Reddito minimo garantito. La direttiva UE 2022/2041 ha introdotto alcuni requisiti minimi su pari opportunità, accesso al lavoro, protezione sociale. (18) Senza tuttavia prescrivere agli Stati membri l’adozione di criteri idonei ad assicurare un reddito medio garantito, per consentire ai lavoratori una vita dignitosa, tenuto conto del costo della vita. Una garanzia tanto più indispensabile nel settore dei servizi – che in Italia esprimono il 73% dei lavoratori, spesso autonomi – esacerbato dalla ‘gig-economy’. (19) La direttiva va perciò rimessa in discussione.

B) Povertà, disoccupazione e sussidi, pensioni. Il rischio di povertà o esclusione sociale ha raggiunto il livello endemico del 22% della popolazione europea, oltre 95 milioni di persone, già prima della recessione causata dall’effetto boomerang delle sanzioni alla Russia (dati Eurostat, 2021-2022). Con spiccata prevalenza tra le persone con disabilità e quelle con livello di istruzione medio-basso (20,21). L’UE deve introdurre sussidi di disoccupazione con obblighi di formazione e lavoro sociale, asili-nido gratuiti, (22) pensioni minime garantite per le persone non in grado di lavorare e gli anziani.

C) Disabilità. L’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni italiane riferisce a 13 milioni di persone con disabilità, le quali ‘spesso vivono da sole e i servizi loro dedicati sono scarsi, come pure le risorse stanziate a loro favore’. (23,24). Le risorse scarsissime per i disabili gravi, oltre 3 milioni in Italia, così come per le madri e i caregiver (25,26), subiscono tagli ovunque. Dal governo di Giorgia Meloni alla Regione Lombardia di Attilio Fontana, alla Roma Capitale di Roberto Gualtieri (27,28,29). L’Unione Europea, del resto, non si è mai preoccupata di garantire l’applicazione della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità (CRPD, 2006). (30) Del tutto ignorata con la ‘istituzionalizzazione’ dei più deboli, oltreché con le barriere, culturali e architettoniche, ubiquitarie.

D) Salute. Il 23 settembre 2019 i 194 Paesi membri dell’ONU si sono impegnati a garantire un livello adeguato di copertura sanitaria universale entro il 2030. Il corrispondente impegno a ‘investire almeno l’1% in più del PIL nell’assistenza sanitaria di base’ (31) è stato però deviato verso gli armamenti, quantomeno nei Paesi UE, con il risultato dello sfascio di una sanità pubblica sempre più privatizzata. Dopo il disastro socio-economico del Covid e la saga dei ‘vaccini’ tra sospetti di corruzione irrisolti, (32) false promesse ed effetti collaterali, dittatura pseudo-sanitaria ed extra-profitti.

E) Sicurezza alimentare. La Commissione di Ursula von der Leyen ha tradito i suoi impegni a rivedere la disciplina dei materiali e oggetti a contatto con gli alimenti, nonché quella delle sostanze chimiche onnipresenti negli oggetti d’uso quotidiano (33,34). Ha omesso di considerare i rischi per la salute associati alle microplastiche e da ultimo – in accordo con le lobby dei colossi agrochimici, oltreché con Coldiretti e le rappresentanze dei latifondisti europei – ha ritirato la proposta di ridurre l’uso delle sostanze chimiche tossiche più pericolose in agricoltura (35,36). Mentre i tumori e le malattie neurologiche associate alla loro esposizione avanzano.

4) PACE, TERRA E DIGNITÀ

Un movimento dal basso, composto da chi da anni è in prima linea nell’ascolto e lo studio dei problemi – oltreché nella battaglia per proporre le soluzioni – può aiutare il cambiamento. Così mi impegno, per la prima volta nella vita, in un movimento politico che si presenta alle elezioni.

La missione è ardua poiché dovremo raccogliere 150.000 firme e raggiungere la soglia del 4% dei voti in Italia, senza alcun finanziamento. Né ci aspettiamo il seguito del ‘mainstream media’, perché i valori che proponiamo sono in antitesi agli interessi dei loro grandi inserzionisti e dei gruppi di potere che li controllano.

La rivoluzione è nelle mani di tutti noi e deve venire esercitata, pacificamente, in ogni sede possibile. Anche all’interno delle istituzioni ove troppo si decide senza badare ai diritti delle popolazioni, le loro volontà e il bene comune. E proseguirà, in ogni caso, su questi siti come nelle piazze.

#PaceTerraDignità, #Égalité