Il rumore delle motoseghe si è levato di sorpresa dal bosco di Ronco, nel silenzio delle 6.45 del mattino, seguito poco dopo dai tonfi sordi dei primi alberi abbattuti da un drappello di operai che agiva in assenza di recinzioni, cartelli, indicazioni. «Un’azione criminale anche in termini di sicurezza» commenta Giancarlo Gazzola di Mountain Wilderness, fra gli ambientalisti accorsi sul posto appena si è sparsa la voce che, all’insaputa di tutti, avevano cominciato a tagliare. «Non c’era nessuna delimitazione e segnalazione dell’operazione in corso, chiunque poteva attraversare l’area di taglio e ritrovarsi sotto un albero in caduta. Abbiamo comunicato questa grave irregolarità alla questura e i lavori sono stati interrotti fino a che non sono stati apposti i nastri di recinzione e opportuni cartelli».

È PARTITO così, alla chetichella, il cantiere per la costruzione della contestatissima pista da bob, skeleton e slittino di Cortina d’Ampezzo, «un’operazione di facciata quella di oggi» secondo coloro che da tempo si oppongono al progetto: «Dopo aver perso tanto tempo, dovevano fare vedere che almeno avevano cominciato». Era prevista in giornata, infatti, la vista del Comitato olimpico internazionale. Due pullman sono arrivati in tarda mattinata. Fra di loro il Presidente del Coni Malagò che, solo 4 mesi fa, aveva dichiarato ufficialmente che la pista da bob non si sarebbe fatta. La delegazione olimpica ha sostato nell’area denominata «Bob bar», dove ha visionato una piantina messa a disposizione dalla ditta, senza effettuare una visita della vecchia pista o dei lavori in corso.

FRA LE PERSONE accorse per esprimere dissenso c’era la consigliera regionale di Europa Verde Cristina Guarda, la quale è riuscita a confrontarsi con il direttore esecutivo dei Giochi per il Cio Christophe Dubi, facendosi portavoce del composito fronte che da due anni denuncia l’inutilità e la dannosità del progetto. «Ho, ancora una volta, sollevato le criticità legate alla realizzazione della pista da bob sotto i profili della sostenibilità economica, sociale e ambientale».

Nessuno di questi criteri infatti è stato rispettato: i costi sono lievitati, da 81 agli attuali 126 milioni di euro, per non parlare delle future spese di manutenzione che, secondo i calcoli effettuati, si aggirano su un milione e 400 mila euro all’anno. Dal punto di vista ambientale, per costruire una pista ghiacciata che a febbraio sorge in mezzo al fango anziché la neve, si sta facendo scempio di una foresta secolare che ai tempi del cambiamento climatico è una risorsa ancora più preziosa. Dal punto di vista sociale, si è trattato di una scelta calata dall’alto. La Consigliera regionale ha inoltre esposto al Direttore esecutivo dei Giochi la preoccupazione che la pista da bob vada ad aggiungersi alle opere incompiute e/o inutilizzate che gravano sul territorio, tenuto conto che la pista deve essere consegnata tassativamente a fine marzo 2025.

IL CIO HA RIBADITO quanto già dichiarato in più occasioni: rispetto dei tempi, degli obiettivi di sostenibilità e legacy, della sicurezza dei lavoratori e degli atleti e ha aggiunto alla lista delle preoccupazioni anche quella relativa al dopo Olimpiadi invernali, in quanto il successo di un evento sta anche nelle conseguenze per il territorio che lo ospita. Va da se’ che se la pista non sarà pronta alla scadenza stabilita, le gare si svolgeranno altrove.

A FINE GIORNATA gli alberi abbattuti saranno qualche decina. Alcuni di loro portavano un cartello con scritto a mano «Sono un larice sano e bello, non abbattermi» affisso nel corso della manifestazione di lunedì scorso, data in cui dovevano avere inizio i lavori e che invece ha visto arrivare nel bosco di Roca circa 200 persone tra comuni cittadini, rappresentanti delle associazioni Mountain Wilderness, Cai, Wwf, Peraltrestrade, Italia Nostra, Climate Venice Group, Extinction Rebellion, Ultima Generazione, Friday for future, Pfas.land, Le Voci di Cortina e Cortina Bene Comune, oltre a esponenti di gruppi regionali del Friuli-Venezia Giulia, del Trentino-Alto Adige e della Lombardia. «È una vergogna che con la crisi climatica in atto si faccia un uso del genere dei soldi pubblici» dicono dal fronte che torna a darsi appuntamento venerdì a Venezia, dove alle 11.30 è prevista la conferenza stampa del Cio e del Comitato Organizzatore.

Serena Tarabini - il Manifesto