Dopo anni di manifestazioni, comunicati alla stampa, messaggi lanciati ai politici di tutti gli schieramenti e anche uno sciopero della fame, finalmente la Corte dei Conti ha levato l’ex albergo San Marco dai beni demaniali vendibili.

La regione Veneto ha provato a metterlo in vendita emanando ben cinque bandi, tutti andati deserti, nessun acquirente si è fatto avanti per acquistarlo.
Ha anche provato ad abbassare il prezzo pur di riuscire ad alienarlo, ma nessuno ha partecipato a quei bandi ben sapendo che le associazioni ambientaliste si sarebbero opposte legalmente alla vendita, con la sicurezza di riuscire a fermarla. Un solo grosso imprenditore privato si era dichiarato disponibile NON A COMPRARE MA a prendere in affitto il vecchio albergo , a ristrutturarlo e a rimetterlo in funzione, però la regione non ha mai voluto prendere in considerazione la proposta. Tale determinazione a vendere il vecchio albergo – affermano Michele Boato direttore dell’Ecoistituto e Giancarlo Gazzola vicepresidente di Mountain Wilderness Italia – ci ha sempre fatto sospettare che la vera intenzione fosse quella di iniziare con il San Marco ma poi a questa far seguire la privatizzazione delle aziende agricole con i relativi pascoli, dei ristoranti e del Rifugio. Una via tentata anche dal senatore Carlo Bernini quando era presidente della regione e per fortuna fallita. Ma la Foresta del Cansiglio è un demanio forestale di primaria importanza che, a parte la gloriosa storia durante la gestione della Serenissima, è stata inserita già nei primi elenchi dei beni pubblici dichiarati inalienabili appena creato il Regno d’Italia.

E ora la Corte dei Conti ribadisce questa importanza storica, il San Marco, come parte integrante della Foresta inalienabile del Cansiglio, va levato dall’elenco dei beni vendibili e, con esso, qualsiasi parte del demanio forestale. Ora la regione Veneto deve prenderne atto, ma nel frattempo il vecchio albergo, non più utilizzato da lunghi anni, si trova in pessimo stato di conservazione e una qualche soluzione va trovata, compresa quella della demolizione. Peccato perché l’imprenditore disponibile a ristrutturarlo, aveva anche programmato di tenerlo aperto per tutto l’anno, collegandolo anche al campo da golf e creando tra i venti ed trenta posti di lavoro.

Inoltre è stata resa definitiva la decisione del Ministero per l’Ambiente per cui è stata dichiarata l’impossibilità a che i due villaggi cimbri di Vallorch e de Le Rotte possano venire scorporati dalla Riserva Biogenetica Campo di Mezzo-Pian Parrocchia, come era sembrato fosse possibile negli ultimi anni.
Da molto tempo si sta tentando di risolvere la questione della presenza,vecchia di almeno due secoli, della comunità cimbra e delle loro case costruite dentro un demanio, cioè un luogo ove non è possibile accampare un qualsiasi diritto storico acquisito o una qualche forma di usucapione.

La regione Veneto con la legge 5 del 1995 , ha posto in essere un tentativo di risolvere questa annosa questione, per cui ai cimbri è concesso di avere in uso per novantanove anni il terreno demaniale sul quale sorgono le loro case. Era però rimasta in sospeso la situazione de Le Rotte e di Vallorch e sembrava possibile il passaggio dei due villaggi o alla regione Veneto o al comune di Fregona. Ma il Ministero Ambiente ha ora confermato la impossibilità di scorporare le aree dei due villaggi dalla Riserva Biogenetica, ribadendo di fatto, come accaduto quasi contemporaneamente per il San Marco, che la Foresta del Cansiglio non si può ridurre nè frammentare, è un bene pubblico di primaria importanza che va salvaguardato e gestito nel migliore dei modi. Un vero bene comune che se un tempo costituiva una preziosa fonte di approvvigionamento di faggi per i remi delle galee della Serenissima, ora quei faggi sono usati per la maggior parte come legna da ardere, tranne una sola grossa ditta che produce dei pavimenti noti a livello nazionale.

Per contrastare il cambiamento climatico – confermano Michele Boato e Giancarlo Gazzola- è sempre più evidente che bisogna piantare più alberi possibile, ma quello di cui si parla ancora troppo poco è che se è necessario creare nuove foreste è ancora più urgente salvaguardare nel miglior modo possibile le foreste già esistenti, soprattutto quelle presenti già da secoli, con molti grandi alberi, come è appunto il Cansiglio.


Michele Boato direttore Ecoistituto Veneto Alex Langer
Giancarlo Gazzola vicepresidente nazionale Mountain Wilderness Italia